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I 15 migliori film cosmic horror che devi assolutamente vedere se sei un amante dell’ignoto

3) Underwater

Kristen Stewart nel film cosmic horror Underwater
Credits: Disney+

Un’esplosione improvvisa devasta una stazione di trivellazione collocata a 11.000 metri di profondità nella Fossa delle Marianne. In pochi secondi, i personaggi vengono proiettati in una corsa per la sopravvivenza, tra sezioni allagate, blackout elettrici e strutture che collassano. Tutti loro, e lo spettatore pure, si trovano fin da subito sott’acqua, in uno spazio chiuso e letale, dove ad attenderli nell’oscurità c’è un orrore innimaginabile.

La partenza secca e senza preamboli è una delle scelte più efficaci del film. Underwater non perde tempo con spiegazioni inutili, ma ci dice subito dove siamo. Non inventa nulla di nuovo e la sua struttura ricalca quella di classici come Alien e The Abyss, strizzando l’occhio alle opere di Lovercraft. Ma riesce comunque a ritagliarsi uno spazio originale grazie a un dettaglio importante: le creature non sono solo “mostri”. Sono presenze antiche, incomprensibili e non hanno uno scopo chiaro.

È proprio questa ambiguità a collocare il film nel solco del cosmic horror, anche se filtrato attraverso l’estetica di un disaster movie.

Non ci sono riferimenti espliciti a Lovecraft, ma basta guardare la creatura finale per riconoscere l’ispirazione diretta a Cthulhu: una massa colossale, tentacolare, quasi mitologica. Non sappiamo da dove viene, né cosa vuole. È semplicemente là, come una divinità sommersa, che non si cura dei piccoli esseri umani che nuotano nel suo territorio. Resta un film commerciale dal ritmo serratoI personaggi sono abbozzati quel tanto che basta per farti preoccupare per loro, ma non si approfondiscono troppo. Underwater vuole essere un horror d’azione con ambizioni più alte del solito, e in questo riesce bene.

4) The Mist

The Mist è un film cosmic horror basato sul racconto omonimo di Stephen King
Credits: Prime Video

Uscito nel 2007, The Mist è tratto da un racconto di Stephen King contenuto nella raccolta Skeleton Crew (da qui è stata tratta a anche una serie tv omonima). Frank Darabont — che aveva già portato sullo schermo due tra le migliori trasposizioni di King, Le ali della libertà e Il miglio verde — qui si spinge in una direzione molto diversa. Nonostante venga spesso collegato al nome del re dell’horror, The Mist affonda le radici in un’idea molto più antica e lovecraftiana: quella di un mondo che non solo è sconosciuto, ma inconoscibile. Le creature che si intravedono nella nebbia non si sa da dove vengano né cosa vogliano.

L’escamitage del film è perfettamente coerente con il concetto centrale del cosmic horror.

Il finale di The Mist è uno dei più crudeli, amari e coraggiosi del cinema horror moderno. Non c’è bisogno di spoilerarlo qui, ma è importante dire che non era nel racconto di King. È una scelta di Frank Darabont e King stesso ha dichiarato di preferirlo alla sua versione. Perché quel finale non salva nessuno ed è semplicemente, la logica conclusione di un mondo dove l’ignoto ha vinto. Dove la razionalità è crollata e dove l’uomo, lasciato solo di fronte al vuoto, prende la decisione peggiore possibile, perché è umano. A seguito di una tempesta violenta, una fitta coltre di nebbia avvolge una cittadina del Maine. Dentro un supermercato, un gruppo di persone resta intrappolato mentre fuori, nella nebbia, qualcosa di terrificante si muove.

Mrs. Carmody è terrificante, perché il suo fanatismo religioso cresce come un tumore nella mente della comunità assediata. All’inizio tutti la ignorano, la tollerano, ma con il tempo, quando la paura diventa insopportabile e la speranza si sgretola, la gente comincia ad ascoltarla. È la paura che ci rende vulnerabili, non le creature. Ed è nella paura che l’umanità si sfalda. Perfino la razionalità è impotente contro il caos. E proprio lì, nella sua impotenza, si consuma uno dei finali più crudeli e devastanti della storia del cinema horror. Un finale che Stephen King stesso ha elogiato, pur essendo diverso dal suo racconto originale. Un finale che non dà risposte, non offre consolazione, ma ti strappa l’anima a morsi. Perché quando tutto è perduto, quando non c’è più niente da sperare, anche le decisioni più umane possono diventare mostruose.

È lì, in quella scelta disperata e tragica, che The Mist tocca il cuore più nero del cosmic horror. Basta avere la consapevolezza che non verrà nessuno a salvarci. E che nel momento più terribile, potremmo essere noi stessi i responsabili del nostro destino.

5) Pandorum

Uno dei film cosmic horror più spaventosi di sempre
Credits: Prime Video

La storia ruota attorno a un’astronave, l’Elysium, inviata dalla Terra per colonizzare un nuovo pianeta abitabile, Tanis, dopo che il nostro pianeta è divenuto invivibile. Il tenente Payton (Dennis Quaid) e il caporale Bower (Ben Foster) si risvegliano da un lungo sonno criogenico in uno stato di totale disorientamento. Non sanno dove si trovano né cosa sia successo nel tempo in cui sono rimasti ibernati. Tutto è buio, instabile, claustrofobico. I corridoi dell’astronave sono deserti e silenziosi, e l’elettricità funziona a tratti.

Man mano che Bower si addentra nella nave alla ricerca della sala motori, scopre che l’equipaggio sembra scomparso. Al suo posto, ci sono creature mostruose, umanoidi deformi che cacciano e divorano chiunque trovino. Non è chiaro se siano mutazioni dell’equipaggio o qualcosa di peggio. Non è chiaro nemmeno se siano reali. E in fondo questo è uno degli elementi chiave del film. La realtà sfuma presto nel delirio, anche perché a bordo dell’Elysium si diffonde una sindrome chiamata Pandorum, una forma di psicosi spaziale legata all’isolamento e al trauma. Chi ne è colpito perde il contatto con la realtà, diventa paranoico, omicida, convinto di essere l’ultimo baluardo di umanità o il salvatore di una causa perduta. Questo introduce un elemento fondamentale del cosmic horror: l’orrore non è solo esterno, ma soprattutto interno. Non si può più distinguere tra follia e verità, tra uomo e mostro, tra sopravvivenza e dannazione.

Nel corso della narrazione, il film cosmic horror diventa sempre più oscuro.

L’orrore è nell’idea che l’umanità si sia già estinta, che non ci sia più nessuno da salvare, che l’Elysium sia diventata una tomba volante nello spazio. I flashback mostrano che la Terra è effettivamente andata distrutta poco dopo il lancio dell’astronave. A bordo, nel caos dell’isolamento, alcuni membri dell’equipaggio sono impazziti, tra cui il comandante Gallo, colpito dal Pandorum, che ha giocato a fare Dio con la vita degli altri. I mostri che popolano la nave non sono alieni, ma i discendenti degenerati di uomini e donne lasciati fuori dalle capsule criogeniche, cresciuti in un ambiente ostile e mutati per adattarsi. L’umanità, in assenza di guida e senso, ha perso se stessa, ha creato una nuova razza, ostile, cannibale, primitiva. Il male è ovunque, è insito nella perdita di significato, nella disgregazione dell’identità e della memoria.

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