2. G20 (Patricia Riggen, 2025)

I thriller distopici non fanno al caso vostro e siete del team action ad alta tensione? Nessun problema, G20 fa al caso vostro! Il genere azione, da qualche anno, si sta aprendo alle donne. Protagoniste o registe, le donne si stanno prendendo il loro spazio all’interno di questo genere. E a buon ragione! Da Atomica Bionda, passando per Mad Max: Fury Road (di cui sono fermamente convinta che Furiosa sia la vera protagonista), arrivando al prossimo all’uscita Ballerina (spin-off di John Wick). Come Charlize Theron nel film di David Leitch, Viola Davis in G20 incarna azione, intensità e fisicità tipiche del genere.
Non è il primo ruolo prettamente fisico della Davis. Già in The Woman King (Gina Prince-Bythewood, 2022), Viola Davis ha dimostrato grande dimestichezza anche nelle sequenze action. A quasi 60 anni sembra che nulla possa fermarla, dimostrandoci continuamente le sue capacità attoriali e adattandosi con dimestichezza alle parti più svariate. Accanto a lei: Anthony Starr, ormai avvezzo al ruolo di villain (qui nei panni del terrorista Rutledge), Anthony Anderson, Marsai Martin e pure la nostrana Sabrina Impacciatore.
In G20, la protagonista è Danielle Sutton, ex eroina di guerra, ora Presidente degli Stati Uniti alle prese con il vertice a Città del Capo in Sudafrica. Un attacco terroristico interrompe l’incontro tra i leader dei Paesi e costringe Sutton a rispolverare le vecchie conoscenze tattiche e a fronteggiare il nemico. Inserendosi nell’ormai classico filone dei film con leader di stato in pericolo, G20 propone una grossa novità ponendo una donna afroamericana nel ruolo di protagonista. E forse una grossa critica sociale per gli Stati Uniti di oggi.
Con una regia dinamica e dinamiche ricche di suspence, pur non essendo la grandissima novità del genere questo film Amazon Prime Video raggiunge l’obiettivo di essere un action d’intrattenimento.
3. Una notte a New York (Christy Hall, 2023)

Un po’ come Locke (Steven Knight, 2013) – uno tra i dieci migliori film di Tom Hardy – Una notte a New York riprende l’impostazione quasi teatrale della scena. Infatti, come nel film di Knight, l’azione si svolge quasi interamente all’interno di un’auto. Ma non si tratta di un’auto qualunque, bensì di un classico taxi giallo newyorkese. E l’azione questa volta non prevede un solo personaggio, ma due. Una giovane donna (Dakota Johnson) appena atterrata al JFK e Clark, un tassista particolarmente loquace e altrettanto riflessivo (Sean Penn). La direzione è Manhattan, però un incidente allunga la permanenza della giovane donna all’interno del taxi.
Lo spazio circoscritto e il tempo obbligato portano i due protagonisti a riflettere su temi intimi e personali, come la solitudine e le relazioni familiari, ma anche di più ampio spettro, come la mascolinità tossica. Debutto alla regia, Christy Hall ci guida con dialoghi intensi e un uso sapiente dello spazio. Le atmosfere della grande metropoli restano all’esterno, mentre la teatralità degli spazi modesti creano un ambiente più privato, in cui i due possono aprirsi e dire cose mai dette a nessun altro.
Girato in poco più di settimane, Una notte a New York mantiene un approccio teatrale anche nella sua fase produttiva. Johnson e Penn hanno una chimica palpabile. Un semplice sguardo scambiato tramite lo specchietto retrovisore. Le battute senza peli sulla lingua, taglienti. L’evoluzione della dinamica tra i due. E forse è proprio questo che fa funzionare questo film e ci fa sedere lì, dentro l’abitacolo con loro.




