3. Steve Buscemi

Steve Buscemi è uno di quegli attori la cui assenza totale del palamarès delle candidature agli Oscar risulta quasi surreale, se rapportata al peso reale che ha avuto nel cinema americano degli ultimi anni. Mai candidato, Buscemi è diventato una figura imprescindibile non attraverso ruoli da protagonista classici o interpretazioni “da premio”, ma grazie a una riconoscibilità che hanno fatto di lui un volto-simbolo del cinema indipendente e di una certa idea di marginalità. La sua carriera è costruita ai bordi del racconto, nei personaggi secondari che finiscono per rubare la scena, negli uomini comuni deformati da nevrosi, fallimenti, rabbia repressa. Il suo sodalizio con i fratelli Coen è centrale per comprendere la sua importanza: da Croceviacon la morte a Fargo, da Il grande Lebowski a Mister Hula Hoop, Steve Buscemi ha incarnato un’umanità grottesca e tragica, spesso ai confini del ridicolo.
Parallelamente al cinema, la sua carriera televisiva ha rafforzato ulteriormente il suo status di interprete di culto. In Boardwalk Empire, Steve Buscemi dimostra di poter sostenere benissimo un ruolo centrale e complesso, costruendo un personaggio stratificato e ambiguo. Un’interpretazione che avrebbe avuto tutte le caratteristiche per essere premiata, se fosse stata cinematografica e non televisiva, e che sottolinea come il suo talento si muova spesso fuori dai circuiti più celebrativi.
4. Helena Bonham Carter

Helena Bonham Carter è una delle attrici britanniche più riconoscibili e prolifiche degli ultimi decenni, eppure la sua relazione con l’Oscar resta sorprendentemente marginale. Solo due candidature in una carriera lunghissima e multiforme: alla miglior attrice protagonista ne Le ali dell’amore e alla miglior attrice non protaognista ne Il discorso del re. Da allora, nonostante una presenza costante nel cinema internazionale, il suo nome è progressivamente scomparso dal radar dell’Academy. L’attrice ha costruito la propria identità artistica attraverso una straordinaria capacità di metamorfosi. Dopo gli esordi legati al cinema in costume, ha compiuto una svolta radicale, scegliendo ruoli sempre più anticonvenzionali e spigolosi. Il sodalizio con Tim Burton ha avuto un peso decisivo in questo senso, che le ha permesso di esplorare una recitazione sopra le righe, teatrale e che gioca con l’eccesso e il grottesco.
Al tempo stesso, ridurre Helena Bonham Carter a un’attrice di ruoli eccentrici sarebbe profondamente ingiusto, come dimostra la sua prolifica carriera. Negli ultimi, è soprattutto la televisione ad aver offerto ruoli di grande spessore, come la Principessa Margaret in The Crown. Ancora una volta, però, il riconoscimento più alto arriva lontano dal cinema e dagli Oscar.






