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Non ci siamo mai ripresi del tutto da ciò che è accaduto al Dr. Pratt

Il Dr. Pratt

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ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU E.R.

Ci sono personaggi delle serie tv con i quali è amore a prima vista e ce ne sono altri che, invece, richiedono tempo per essere compresi e apprezzati. Il Dr. Greg Pratt di E.R. rientra precisamente nel secondo gruppo perché, diciamocelo, il medico interpretato dal sempre grintoso Mekhi Phifer non è proprio un tipo facile con cui avere a che fare. Arrogante, dirompente, cocciuto fino allo sfinimento: non ha un briciolo della dolcezza del Dr. Carter, né tantomeno la saggezza e la capacità di fare il lavoro di squadra del Dr. Greene. Pratt è un cane sciolto, insofferente al guinzaglio tenuto corto dai dottori più esperti così come al rispetto delle gerarchie ospedaliere.


Allora da dove è nato il titolo di questo articolo? Come mai la sua morte, avvenuta nel primo episodio dell’ultima stagione di E.R., ci ha lasciati pietrificati? Perché se ne parla ancora, a distanza di tanti anni? Bè, cari lettori e lettrici, se dovessi dare una risposta personale direi: perché, banalmente, è uno dei miei personaggi preferiti. Tuttavia, messa davanti a un’analisi più universale e oggettiva risponderei che le motivazioni sono molteplici. Innanzi tutto, e qui mi rivolgo ai super fan della serie (quelli che hanno perso il conto dei rewatch fatti): vi ricordate qual è l’episodio in cui Greg compare per la prima volta tra i corridoi e le sale emergenza dell’E.R.?

Se vi dicessi La cintura di Orione vi viene in mente qualcosa? Ebbene sì: il borsista viene assegnato al Dr. Greene in quello che è l’ultimo turno di lavoro del responsabile del pronto soccorso. Il nostro amato Ciccio sta per dire addio ai colleghi di una vita ed esattamente durante questa incantevole danza finale con i suoi pazienti, si porta con sé un Pratt già pieno di energia e di voglia di dimostrare il proprio potenziale.

Il Dr. Carter e il Dr. Pratt
Credits: Warner Bros.

Nel corso degli anni, riflettendo su questa puntata commovente e indimenticabile, ci ho visto un passaggio generazionale silenzioso e probabilmente voluto dagli sceneggiatori di E.R. Se il Dr. Carter è l’erede ufficiale e più che degno del Dr. Greene, Pratt ne è il ricambio ciclico e inevitabile. Del resto Greg non è una persona che si tira indietro quando c’è bisogno di gestire delle responsabilità enormi. Al contrario, il borsista incarna perfettamente il concetto di “prima linea” con cui è stata battezzata la serie. C’è un’emergenza? Un problema contorto o pericoloso? Un paziente ostico? Una prepotenza nei confronti di qualcuno? Pratt è lì, in testa al gruppo, pronto a farsi carico della situazione. E non le manda certamente a dire, anche se ti chiami Dr. Romano e sei il primario del reparto di chirurgia.

Il Dr. Pratt è un leader naturale, un duro con due cuori (come cantava Ligabue nei mitici anni ’90). Col cuore buono ama un po’ di più, con quello guasto odia sempre un po’ di più. Il suo carattere forte, risoluto e senza peli sulla lingua nasconde infatti alcune fragilità derivate principalmente dai problemi famigliari che cerca di tenere lontani dalla carriera e dalla sua professione. Il tutto abbastanza goffamente e infruttuosamente, soprattutto quando si tratta del fratello disabile Leon. E poi ci sono le amicizie: il Dr. Morris, il Dr. Gallant, il Dr. Barnett. Dei legami nati lentamente, perché la superficie pungente di Greg è difficile da ammorbidire. Va preso con le pinze e con pazienza.

Lo sanno bene anche il Dr. Kovac e il Dr. Carter che provano a domarlo con la giusta dose di autorità, competenza, piccole punizioni quotidiane e ottenendo come risultato una serie infinita di battibecchi e discussioni. Provavo una fatica bestiale (ma con un sorriso sulle labbra) ogni volta che li vedevo impigliati in quelle sfuriate continue, perché mi chiedevo se ce l’avrebbero mai fatta. E subito dopo pensavo: Pratt è così, prendere o lasciare.

Il Dr. Morris e il Dr. Pratt
Credits: Warner Bros.

Eppure nel corso delle stagioni di E.R. questo medico compie un’evoluzione tutta in salita e che lo porta a un passo dal matrimonio con Bettina (la sua ultima fidanzata) e dall’essere nominato capo del pronto soccorso. Questo personaggio si trova quindi nel momento di massima affermazione personale e professionale. A un passo dalla linea del traguardo, quando avviene quell’incidente dal quale non ci siamo mai ripresi del tutto.

L’episodio in questione, che non a caso s’intitola Vita dopo la morte, si apre con la notizia di un’esplosione di un’ambulanza a pochi isolati dal Policlinico, sulla quale era salito anche Greg. Inizialmente il medico sembra ferito ma non mortalmente, presentando solamente una frattura alla mascella e qualche escoriazione sul corpo. Ad ogni modo è cosciente, parla e si muove. Anzi, a dirla tutta, per quanto sia stato messo su di una barella dai colleghi, non ne vuole proprio sapere di restarsene buono e fermo. Il solito Pratt, insomma, lucido e irruente.

Tuttavia nei successivi minuti, spiazzanti come poche cose viste in una serie tv, accade di tutto e molto velocemente. Il livello di ossimetria del medico inizia a scendere così che Morris è costretto a fargli una tracheotomia d’urgenza, stabilizzando i parametri del paziente. Poco dopo però il collo di Greg inizia a gonfiarsi da un lato, segno di un’emorragia alla carotide.

Le immagini da questa sequenza in avanti diventano via via sempre più drammatiche e crude. Davvero difficili da guardare per gli spettatori che si sono affezionati a questo personaggio. Ho sempre considerato che l’aspetto più duro da mandare giù sia il fatto che Pratt in quegli attimi capisce tutto. È sveglio, è un medico, sente i dialoghi tra i colleghi che lo stanno curando. Si rende conto completamente della gravità della sua condizione e questa presa di coscienza totale si esprime tramite le lacrime. Silenziose ma eloquenti.

Il Dr. Pratt nel suo ultimo episodio
Credits: Warner Bros.

Essendo tracheotomizzato infatti non può comunicare verbalmente, ma sono le espressioni del volto a parlare per lui. (L’attore tra l’altro è stato bravissimo nel farci provare il suo dolore come se fosse il nostro). Da qui alla rianimazione (e alla morte) il passo è breve. E così, con il volto rigato e circondato da un reparto insolitamente silenzioso, Greg viene accompagnato all’ascensore che lo porterà in chirurgia per la donazione degli organi. Ma non è tutto.

Sappiamo per esperienza che gli sceneggiatori di E.R. di solito vogliono svuotarci per bene tutte le ghiandole lacrimali e quindi, anche questa volta, hanno ulteriormente caricato la nostra distruzione emotiva con un altro paio di scene. La prima vede protagonisti la compagna di Pratt e il Dr. Morris, incaricato di dare a quest’ultima l’anello di fidanzamento che Greg conservava in tasca al momento dell’incidente.

La seconda sequenza è anche quella che chiude la puntata. Lo staff dell’E.R. si è riunito in un pub per ricordare le vicende divertenti e incisive che hanno contrassegnato gli otto anni di Pratt al pronto soccorso. Le note della canzone The Times They are A-Changin’ di Bob Dylan avvolgono l’ambiente del locale, mentre Abby legge ad alta voce la lista delle persone a cui sono stati donati gli organi di Greg e Morris brinda alla memoria del collega sollevando in aria il suo cibo preferito. Ricordate? I bastoncini fritti ripieni di mozzarella filante.

Sono proprio le parole del Dr. Morris a chiudere l’episodio, riassumendo quello che è stato il Dr. Pratt per tutti loro. Un solista che diventa un collega, un compagno, un maestro e…sì, un amico. Quello che inventava acronimi spassosissimi per alleggerire l’umore dello staff e che trasformava in energia ogni cosa che lo circondava. E a noi spettatori cosa è rimasto? Uno sgomento che dura ormai da diciassette anni e che ci fa pensare all’incredibile carisma di uno dei personaggi di E.R. più contorti (e amati) di sempre.