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Delhi Crime è una storia terribile

ATTENZIONE: se prosegui nella lettura, potresti imbatterti in spoiler sulle due stagioni di Delhi Crime!!

Agghiacciante. Atroce. Pochi altri aggettivi possono tradurre in parole il disagio profondo che si prova nel guardare Delhi Crime, la serie tv indiana approdata su Netflix nel 2019 e da poco giunta alla sua seconda stagione (i cinque episodi della seconda parte sono disponibili sulla piattaforma dal 26 agosto 2022). Nel 2020, lo show – creato, diretto e sceneggiato da Richie Mehta – si è aggiudicato un Emmy come miglior serie drammatica internazionale. E qualche merito, questa serie, ce l’ha davvero. Delhi Crime è un giallo-poliziesco (su Netflix ci sono 5 crime (non mainstream) davvero interessanti) ambientato nella capitale indiana. Colori soffusi, poche luci, una fotografia scura, musiche orientali ad accrescere la suspense una scena dopo l’altra. Il compositore è il canadese Andrew Lockington, che in Siddharth e in One Dead Indian si era già cimentato in qualcosa di simile. L’atmosfera è cupa, le tonalità poco accese, le sensazioni che trasmette destabilizzanti. Disturbanti in alcuni tratti. Sebbene non sempre l’offerta di prodotti asiatici e orientali proposta da Netflix abbia ottenuto riscontri positivi da parte degli utenti, con Delhi Crime l’asticella della qualità si alza.

Come in tutti i crime (sapete quali sono quelli più anticonvenzionali della storia?) che si rispettino, anche questa serie ha al centro dei reati commessi da colpevoli sconosciuti, che poi gli investigatori hanno il compito di acciuffare e consegnare alla giustizia.

delhi crime -Vartika Chaturvedi
Delhi Crime (640×360)

La cosa sconcertante di Delhi Crime è però che il caso affrontato nella prima stagione – che è poi quella che gli è valsa l’Emmy e un’altra decina di premi dalla critica televisiva asiatica – riprende un fatto reale di cronaca risalente al 2012. La serie esordisce con un’inquadratura di Nuova Delhi dall’alto e la voce narrante che ci introduce nelle sue strade. La capitale dell’India è inquadrata di notte, con le luci della città che si affollano sullo schermo e una pattuglia della polizia locale che si fa largo nel frastuono generale. A bordo ci sono due ragazzi ridotti male: Deepika e Akash. La polizia li ha prelevati sul ciglio di una strada secondaria, nudi e frastornati dalle botte. Entrambi vengono trasportati in ospedale, dove l’uomo – Akash – si riprende dalle ferite leggere riportate nella colluttazione, mentre la donna – Deepika – viene operata d’urgenza in condizioni critiche. Ad accorrere immediatamente sul posto è Vartika Chaturvedi – interpretata da Shefali Shah -, il vicecommissario del distretto di polizia competente, una donna risoluta e autoritaria che predispone all’istante il piano d’azione per mettersi sulle tracce dei colpevoli. Il caso che si ritrova tra le mani è raccapricciante: i due ragazzi sono stati aggrediti da un gruppo di sei uomini a bordo di un autobus. Akash è stato picchiato e insultato, Deepika stuprata e quasi sventrata.

Le prime immagini che ci introducono nel centro dell’azione di Delhi Crime sono terribili.

delhi crime - Vartika Chaturvedi
Delhi Crime (640×360)

Richie Mehta non fa sconti e non addolcisce la pillola: possiamo vedere le ferite della ragazza che versa in condizioni critiche sul lettino della sala operatoria. Gli occhi gonfi, il viso dilaniato dai morsi, la voce ridotta a un sussurro appena percettibile. Il racconto dello stupro, delle modalità di aggressione, dell’uso di una spranga di ferro per martoriare il corpo della giovane lasciano lo spettatore senza fiato. Delhi Crime ti mozza letteralmente il respiro. L’aria si fa pesante, lo stomaco va in subbuglio. Il pensiero delle atrocità commesse su un pullman di linea che viaggiava di sera per le strade della più importante città dell’India, sconcerta e disturba. Ancor di più perché la storia è tratta da un fatto realmente accaduto. La serie si ispira infatti a un caso di stupro di gruppo che nel 2012 creò scalpore in tutta l’India. La vittima, la giovane donna Jyoti Singh, riportò delle ferite talmente gravi che dopo circa due settimane non sopravvisse. L’episodio suscitò un’improvvisa ondata di sdegno nel Paese. Le ragazze indiane scesero in piazza accanto agli uomini per reclamare il proprio diritto alla sicurezza. La polizia – guidata nella serie da una Vartika Chaturvedi molto credibile nei panni del vicecomandante – fu messa sotto accusa, la stampa si fiondò sui particolari del delitto, il governo stesso si interessò del caso.

Delhi Crime riesce a restituire l’impatto di quel crimine sulla società indiana in tutta la sua devastante ferocia. Accanto ai dettagli macabri dell’aggressione, la linea narrativa si dipana tra la caccia ai colpevoli, sulle cui tracce si è messa la polizia coordinata appunto da Vartika Chaturvedi, e la pressione di stampa e opinione pubblica, ansiose di rovesciare la propria rabbia su un capro espiatorio, non importa quale. La serie segue lo svolgimento delle indagini – che porteranno poi alla cattura di tutti i sei colpevoli dell’atroce delitto – e ci lascia inabissare nel pantano criminale della capitale dell’India, portando alla luce una serie di contraddizioni con cui il Paese deve fare i conti. Vediamo le strade affollate della capitale e le caverne più remote delle zone rurali, giovani studentesse in divisa che sognano l’America e ragazzi perduti che non riescono a dare un nome ai propri malesseri. In Delhi Crime coesistono marciume e speranza, una flebile spinta all’ottimismo e il cinismo più crudo.

Delhi Crime (640×360)

Anche la seconda stagione, con soli cinque episodi, si innesta sulla stessa lunghezza d’onda.

Lo scontro generazionale tra chi guarda con disillusione al cambiamento e chi invece lavora tutti i giorni per poterlo costruire, pur restando sempre impantanato nello stesso punto, è uno dei temi più attuali della serie, seppure leggibile solo sullo sfondo. Il disagio e la scarsità di mezzi della polizia di Nuova Delhi sono l’altro spunto che Richie Mehta vuole lanciarci per indurci a riflettere sulle contraddizioni di una società che vuole emanciparsi e reclamare sicurezza, ma poi lascia sguarniti i propri agenti per le strade di una città caotica e con ancora troppi sbocchi criminali per giovani senza prospettiva. In più punti, Delhi Crime si prende la briga di sbatterci in faccia verità che fanno male e che sono il ritratto più realistico di un mondo che viaggia a velocità diverse. I divari culturali, economici e sociali generano frustrazione, cattiveria e sfiducia nel futuro. Tutti presupposti per deviazioni criminali che sfociano talvolta nell’orrore più macabro. Delhi Crime è una serie che si fa fatica a guardare con una certa tranquillità. Una storia terribile, raccontata senza edulcorazioni e attenuanti, che vi lascerà un senso di angoscia e oppressione una volta giunti alla fine.

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