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3%, la serie che ci racconta l’umanità dimenticata

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Entrata silenziosamente su Netflix quest’autunno, la serie brasiliana 3% che si rivela essere una delle più intriganti e innovative dell’anno.

Gli scenari orwelliani e il tema ripreso dalla pellicola di Hunger Games sono uniti sapientemente ad un cast e ad un’ambientazione brasiliana, che dimostra essere un notevole punto di forza della serie, oltre che una provocazione verso i colossi tipici delle Serie Tv come Gran Bretagna e Stati Uniti.

3% è diretta da César Charlone e creata da Aoife Whelan

Narra le vicende di un’umanità profondamente divisa in due, dove solo il 3% della popolazione vive nel lusso e con una vita migliore del restante 97%.

La serie si apre in questa enorme favelas chiamata Entroterra dove una folla di giovani ventenni si incammina verso il Processo, ossia una serie di prove che se superate permetteranno di entrare nell’agiato 3%.

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A capo del Processo vi è Ezequiel, creatore del sistema di selezione del 3%. Preoccupato da possibili insorgenze alimentate dalla Causa, movimento di ribelli che vuole rovesciare questo sistema mandando degli infiltrati all’interno dei test sottoposti ai ragazzi, avverte Il Consiglio, che in risposta gli manda Alina, supervisore dell’esperimento sociale.

La Serie Tv 3% si incentra su 5 dei ragazzi che superano la prima prova: Michele, Fernando, Joana, Rafael, Marco.

Se in Hunger Games abbiamo visto una Katniss dal carattere piatto e lineare, qui ogni singolo personaggio cambia idee, pensieri ed azioni, non sapendo mai se ciò che affermano sia effettivamente il loro pensiero. Ognuno di loro non si svela subito, alcuni nascondono segreti, altri cambiano radicalmente dinnanzi a prove difficili.

Altra distinzione dal film distopico, sono le prove: se in Hunger Games erano fisiche, in 3% sono quasi tutte di tipo logico, psicologico e sociologico. I giudici osservano i ragazzi rapportarsi tra loro, lavorare in gruppo e evitare conflitti, o a risolverli, cosa che non dura a lungo.

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Ma un attenta lettura della Serie Tv ci porta oltre quell’alone distopico di denuncia verso la società contemporanea ed qui che il prodotto brasiliano eccelle.

Se inizialmente si vede il Processo come una macchina perfetta, man mano che i protagonisti svelano la loro umanità o l’assenza di quest’ultima, iniziano ad insinuarsi dei dubbi sul meccanismo, quindi anche su coloro che lo dirigono.

Il 3% è composto da coloro che lo meritano, ma chi li giudica li considera tali perché colpevoli degli stessi peccati dei giudici.

Il creatore, Aguilera, denuncia ciò che la società occidentale ordina ai giovani di fare. I ventenni contemporanei devono già capire chi essere nella vita e devono prefissarsi come obiettivo finale quel determinato stile di vita che li adagia nel benessere. Chi rimane indietro fallisce.

L’insicurezza e la precarietà della vita sono caratteri principali in questo telefilm: la competizione serve a dimenticarsi della solidarietà tra esseri umani, per affermarsi in quel 3%.

A sorreggere tutte queste caratteristiche vi è una regia instabile, con immagini traballanti e inquadrature storte, tali da supportare il percorso dei protagonisti verso un senso di umanità distorta, fatta da finte decisioni.

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Nonostante il budget basso, con pochi effetti speciali di bassa qualità e scenografie semplici, la Serie Tv convince grazie alla regia che tiene lo spettatore sempre sulle spine e grazie a un cast convincente seppur sconosciuto. Ricca di suspense e colpi di scena, oltre che a portare un messaggio profondo, questa Serie Tv è da divorare!

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Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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