Bridgerton è utopia. Bridgerton non ha nulla di reale. Prende la storia e ne plasma i contorni a suo piacimento, raccontando vicende mai accadute a persone mai esistite. Accantona il brutto e trattiene solo il bello di un Regno che non è poi così lontano, mostrando la Londra dell’800 come una città sospesa tra la fantasia e il luogo in cui l’amore nasce, prende forma e scrive qualcosa che nulla ha a che vedere con la realtà. Perché la perfezione, la bontà, la gentilezza d’animo e le dinamiche che si susseguono sono troppo surreali per essere vere.
Questo è ciò che sappiamo di Bridgerton. Ed è vero: nulla di quanto racconta Bridgerton è davvero esistito. Si parla di amori mai nati, di una Regina che non è mai esistita (eccetto l’ispirazione del personaggio di Re Giorgio). Eppure, c’è un però. Qualcosa che è andato oltre l’utopia e la fantasia, trasformando uno dei punti centrali di Bridgerton in qualcosa di non così lontano dalla realtà e dalla Storia. Perché, nonostante l’immaginazione di una Serie Tv in costume in cui tutto è troppo perfetto per essere davvero accaduto, Bridgerton ha inciso una traccia di verità nella sua narrazione, e ha a che fare con Lady Whistledown, la penna che muove le fila dell’alta società.
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