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Blanca: la rivoluzione (e l’evoluzione) delle serie Rai continua alla grandissima

Blanca è per molti versi l’emblema dell’importante percorso di evoluzione, e nella fattispecie di rivoluzione, che le Serie Tv Rai hanno intrapreso da qualche anno a questa parte.

Da qualche anno la fiction italiana ha iniziato a guardare all’estero, dopo anni in una zona di comfort. La televisione ha iniziato a confrontarsi con l’eccellenza, con quanto di meglio si stava producendo nel mondo, acquistando maggiore dignità linguistica e di scrittura. “La fiction ha iniziato a riproporre in chiave moderna un mondo che aveva avuto successo nel romanzo dell’800: la serialità“, ha sottolineato il critico Aldo Grasso, attribuendo proprio a quest’ultima il grande merito di aver riportato la tv a una qualità che sembrava perduta.

Fino a qualche anno fa una buona parte delle fiction erano scolastiche, manchevoli del salto passionale che avrebbe potuto regalare un guizzo emozionale, basate su stereotipi, su una immagine idealizzata delle famiglie, delle forze dell’ordine, dei giovani. Una immagine non corrispondente alla realtà.

La recitazione era spesso molto forzata e poco naturale, ricca di pathos e di espressioni enfatizzate.

A un certo punto, la svolta, nel mondo dello streaming e delle piattaforme digitali si è guardato oltreoceano, ci si è ispirati, si è capito che la fallibilità è parte dell’uomo, è vera, vende.

Si è compreso che solo trattando i conflitti in maniera vera questi possono essere appetibili, mentre lavorare su stereotipi rende difficile l’attivazione dell’empatia.

Si è riacquistata la voglia di rischiare e di mettersi in gioco, di abbandonare le serie scritte e girate strizzando l’occhio al pubblico televisivo già esistente (over 60) e ci si è ricordati dei giovani, della sperimentazione. Si è cambiato il modo di raccontare, uscendo dall’ appiattimento stilistico che imperversava nelle fiction degli anni ’90 e inizio 2000.

Si è dato spazio all’inclusività, alle disabilità, all’imperfezione, al paese reale.

La fiction Rai ha quindi subito una evoluzione importante e le differenze con le serie internazionali si sta assottigliando, anche il sistema di produzione ha assunto caratteristiche quasi industriali e si sta investendo sempre di più in produzioni di qualità.

Tante sono le fiction Rai che stanno avendo successo anche all’estero, per esempio “L’amica geniale” è la prima serie non in inglese della statunitense Hbo, “Il Commissario Montalbano” è stata venduta in più di 60 paesi.

Dal 2016 c’è stata un’autentica metamorfosi riguardo al modo di guardare il prodotto audiovisivo. È cambiato lo spettatore, in quanto utente digitale e con esso anche il produttore.

La diffusione delle piattaforme di streaming ha reso centrale il prodotto fiction che è notevolmente migliorato grazie a un processo di emulazione e di forte avvicinamento al cinema, per ciò che attiene alla tecnica narrativa, alla fotografia, alla regia e alla selezione di storie che attirano anche attori del grande schermo.

Blanca è proprio l’emblema di questo cambio di marcia.

Di come Blanca abbatta gli stereotipi sulla fiction italiana abbiamo già parlato qui, in questa sede ci vogliamo concentrare sulla rivoluzione che ha portato in casa Rai.

blanca
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Blanca è una detective non vedente, ma la sceneggiatura non vuole raccontare le difficoltà della disabilità bensì un quotidiano non poi tanto diverso da quello di chiunque altro grazie al modo di essere, di reagire, di scoprire della protagonista.

La Rai in questa produzione apporta anche innovazioni visive e sensoriali che fanno della fiction in questione un prodotto più moderno e maggiormente adatto ad un mercato internazionale, Francia e Spagna, infatti, l’hanno già acquistata.

Blanca è un prodotto molto curato, studiato e innovativo ben diverso dalle fiction per cui tutti noi nutriamo dei pregiudizi.

Luca Bernabei, amministratore delegato di Lux Vide, ha ammesso che una serie del genere non si può improvvisare “Ci sono voluti quattro anni di sviluppo e la creatività dello stesso gruppo di lavoro di DOC per arrivare a questo risultato“.

La Rai ha mostrato qualità e coraggio per una serie innovativa dove il tema dell’inclusività è centrale.

Blanca ha vinto il “DQ Craft Award”, uno dei premi più importanti nel panorama dell’entertainment, per essere una delle produzioni più innovative a livello globale nel 2021, .

Oltre alla protagonista, disabile che non fa della sua disabilità un limite bensì uno stimolo a dare maggiore risalto alle sue potenzialità, interpretata con grande mestiere da Maria Chiara Giannetta (che si è guadagnata anche la co-conduzione di una serata di Sanremo), Blanca segna un grande cambiamento anche nei costumi di scena.

La protagonista della fiction è caratterizzata dal look che strizza l’occhio allo stile comic. Blu elettrico, giallo fluo, rosso e verde sono dominanti nell’abbigliamento di Blanca, mentre il cinturone sempre presente definisce la silhouette e “l’armatura” dell’attrice, donandolo il vitino da vespa tipico delle eroine delle graphic novel. La protagonista è una eroina la cui disabilità è quasi come se fosse il suo superpotere.

Blanca è una serie pop e lo dimostra anche nella scelta dei colori ipersaturi e sui toni del verde, una scelta totalmente in contrasto con la resa visiva abituale della prima serata Rai.

L’innovazione più importante di questa fiction sta nell’utilizzo della olofonia, una tecnica di suono molto particolare, che va a emulare fedelmente l’ascolto umano, così da offrire allo spettatore degli effetti sonori realistici. La registrazione del suono, dunque, si avvicina moltissimo a come viene percepito realmente dall’orecchio umano. Il risultato finale va a creare una illusione della terza dimensione audio fonica: grazie al supporto, il suono non risulta piatto, ma vivido e riesce a stimolarci. Fun fact: l’olofonia è una tecnica inventata in Italia negli anni ’80.

Altra innovazione è l’uso del buio: La regia propone infatti una ‘stanza nera’ che fa in modo che lo spettatore si immedesimi nella condizione di Blanca.

Quando necessario, il pubblico vede la protagonista in una stanza buia che si popola, a poco a poco, nel mentre che ella percepisce le cose attraverso gli altri sensi. Ogni indizio uditivo e percettivo che lei acquisisce muovendosi nello spazio, si trasforma in effetti visivi e inizia a riempire la stanza nera che piano piano si colora.

Inoltre in Blanca, nonostante il formato a puntate, in cui in ognuna c’è un caso, non ci interessa scoprire il colpevole ma come la protagonista arriverà a scoprirlo.

Altra menzione speciale, segno di una enorme attenzione alla qualità, è la colonna sonora affidata ai Calibro 35 che hanno sviluppato un panorama sonoro molto vasto che va dal funk ad alcune musiche adatte al modern crime.

La fiction in questione è solo l’ultimo esempio, in ordine temporale, dell’evoluzione delle serie Rai che negli ultimi anni sta provando a sperimentare, a parlare dell’attualità, dell’inclusività, della verità di un mondo che non è fatto solo di buoni e cattivi ma di quello che sta nel mezzo, di come il confine tra bene e male sia molto labile.

 Blanca è un prodotto apprezzato da pubblico e critica, una fiction che farà scuola anche all’estero.