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Perchè Beyblade ci ha fatto sognare

beyblade

Beyblade, boyblade, beyblade, ba-ba-bau!

La state cantando anche voi nella vostra testa?
Nostalgia portami via!

In quanti nel 2003 ogni pomeriggio erano sintonizzati su Italia1?

Chi faceva di tutto per finire in tempo i compiti e sedersi di fronte alla tv?

beyblade


La storia di Takao e del suo Beyblade Dragoon, nel quale risiede lo spirito di un leggendario drago azzurro, ci ha fatto sognare di possedere una trottola come mai prima d’ora.

Il ragazzo insieme ai suoi amici, lo scontroso Kei, il saggio Rei, l’allegro Max e l’intelligente Professore Kappa, creano questa squadra di Beyblader per partecipare ai tornei in giro per il mondo.

Tuttavia un’organizzazione malvagia cercherà di approfittare del torneo per conquistare il mondo sfruttando il potere generato dai Bit Power, ossia le creature leggendarie che animano i Beyblade.

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Riguardandolo oggi Beyblade non solo rievoca in me i pomeriggi passati a scontrarmi con altri amici al parco con queste trottole velocissime, ma mi rendo conto di quanto semplici cartoni come questi abbiano lasciato messaggi importanti.

Sorvolando sui dialoghi molto basilari, su dinamiche a limite del razionale,  il potere di questo cartone risiede nell’amicizia tra questi ragazzi. Non solo, ci insegna ad essere leali e giusti nelle sfide, ma a dare valore all’amicizia.

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In Beyblade non ci sono solo combattimenti fighissimi di trottole animate da spiriti, che ammettetelo, volevate anche voi!

Superare gli ostacoli senza usare inganni o scorciatoie, come la squadra dei BladeBreakers, fidarsi degli amici di cui ci si è circondati e aiutare un amico nel momento del bisogno: ecco cosa mi ha insegnato questo cartone animato.

 

Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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