7) Reiner e Berthold – Attack on Titan

A volte i colpi di scena non arrivano con la musica drammatica o i flashback a effetto. A volte succedono quasi per caso, nel mezzo di una conversazione qualsiasi. È esattamente quello che succede in Attack on Titan quando Reiner dice, con tono piatto e quasi distratto, che lui è il Gigante Corazzato e Bertholdt è il Colossale. E che sono venuti per distruggere l’umanità.
Non c’è nemmeno un momento per realizzare davvero quello che ha detto. Eren lo guarda come se non avesse capito bene. Anche lo spettatore ha lo stesso sguardo, aspettando che qualcuno o qualcosa arrivi con una spiegazione plausibile. Invece è tutto vero. Loro sono i nemici, i giganti che hanno abbattuto le mura, causato centinaia di morti, distrutto famiglie e sono sempre stati lì. A parlare con Armin, a litigare con Jean, a sorreggersi durante l’addestramento. Perché Attack on Titan sceglie di rivelarlo in quel modo? Perché lo fa senza costruzione? Probabilmente proprio per spiazzare davvero e rendere il momento ancora più assurdo. Se fosse stato un combattimento, o una confessione in punto di morte, ci saremmo preparati emotivamente. Invece no.
La grandezza del plot twist nell’anime non sta solo nella sorpresa, ma nella violenza morale che infligge. Non ci tradiscono con un gesto, ma con l’intimità del tempo.
Erano sinceri anche mentre mentivano. E Reiner, nel momento stesso in cui confessa, non lo fa come un antagonista lucido, ma come un uomo dissociato. Crede a entrambe le versioni della sua vita. Ha costruito due identità e non riesce più a distinguerle. La confessione diventa dunque una fuga, cerca solo di mettere fine a una delle due identità. Bertholdt, invece, resta in silenzio. È il più letale, il più passivo, non dice quasi nulla, ma è sempre d’accordo.
Il plot twist nell’anime di Attack on Titan cambia tutto. La fiducia diventa un concetto insensato. L’idea di “noi contro loro” si sgretola. La serie si apre al relativismo morale, all’ambiguità, alla politica. La violenza non viene più dai giganti. Viene da persone che conosci.
8) La pietra filosofale – Full Metal Alchemist

L’alchimia, in Fullmetal Alchemist, ha una regola sola. Netta, scolpita nel pensiero come nel sangue: “per ottenere qualcosa, è necessario sacrificare qualcosa di pari valore.” È una legge che Edward e Alphonse Elric imparano nel modo più doloroso. Cercando di riportare in vita la madre, pagano il prezzo con i loro stessi corpi. Quando Ed sacrifica anche un braccio per legare l’anima del fratello a un’armatura, il principio dell’equivalenza si incide definitivamente nella loro carne.
Eppure, c’è un oggetto che sfida questa legge. La Pietra Filosofale è, infatti, l’ unico strumento in grado di bypassare la reciprocità. Un catalizzatore assoluto che trasforma l’alchimia in potere illimitato. La desiderano i governanti corrotti, gli alchimisti di stato, i soldati, ma soprattutto la cercano i fratelli Elric per recuperare ciò che hanno perso. E così, quando arriva il momento della verità, la nausea colpisce doppiamente come un pugno alla bocca dello stomaco. La Pietra Filosofale non è affatto un oggetto raro, ma una massa di anime.
Il plot twist dell’anime è che il più importante oggetto della sua lore è stato costruito sui cadaveri.
Ogni pietra è fatta di esseri viventi sacrificati. Di uomini e donne trasformati in energia, in materia prima. Questa rivelazione è il cuore nero di Full Metal Alchemist. Non serve a far esplodere la trama, ma a incrinare la fiducia dello spettatore nella “scienza” narrativa che l’anime aveva costruito. L’alchimia, così affascinante nei suoi rituali e simbolismi, si rivela una disciplina pericolosa, ambivalente. E chi la esercita non può dirsi innocente.
Anche Ed e Al devono guardarsi allo specchio. Sono ancora disposti a cercare la pietra, ora che sanno da cosa è fatta? Sono ancora disposti a desiderarla? Il colpo di scena non è solo il fatto in sé, ma la reazione morale che impone. L’intera narrazione si ferma per un momento, e chiede: “Se fosse tuo fratello, lo faresti comunque? Se potessi ottenere tutto, a costo di centinaia di vite anonime, diresti di no? Fullmetal Alchemist non dà risposte, mettendo piuttosto lo spettatore dalla parte di chi ha una scelta.






