7 – Roswell

Alla fine degli anni Novanta, più precisamente nell’ottobre del 1999, andò in onda per la prima volta negli USA una serie che avrebbe fatto la storia dei teen drama. Roswell è la prova di quanto la fantascienza e gli alieni non siano nulla di cui aver paura se possono essere conditi con una buona dose di dinamiche sentimentali adolescenziali. Ben prima che Katherine Heigl diventasse la dottoressa Stevens in Grey’s Anatomy, il suo volto è stato quello della giovane aliena Isabel Evans, che insieme a suo fratello Max e all’amico Michael provano a mantenere il segreto sulla loro identità extraterrestre. Un’impresa nella quale riescono – neanche a dirlo – anche grazie ai loro amori umani.
Roswell è diventata la serie iconica che è non tanto per la quantità di ascolti ricevuti, quanto per l’affetto dei suoi fan. Cancellata dalla Warner Bros dopo la prima stagione a causa dei risultati non brillanti, la serie fu successivamente rinnovata grazie a una forte mobilitazione da parte del pubblico. Immaginate tutte le petizioni firmate dai fan per avere un finale alternativo di Game of Thrones, ma provate a trasferire un simile impegno in un’epoca storica in cui Internet non era a portata di dita e gli smartphone non erano neanche immaginabili. Alla fine Roswell riuscì a far sognare i suoi affezionati fan Millennial per altre due stagioni. E fa sognare ancora chi la riguarda a distanza di ventiquattro anni dal finale.
8 – Everwood

Concludiamo questo viaggio tra le serie tv vintage da vedere ancora oggi, che hanno caratterizzato la nostra infanzia e adolescenza negli anni Duemila, con la forse meno memorabile ma non per questo meno amata (e ricca di nostalgia) Everwood. Dramma familiare forse più che adolescenziale, Everwood segue la nuova (e non sempre semplice) vita del celebre neurochirurgo Andrew Brown in una cittadina sperduta tra le montagne. Il passaggio dalla vita di New York a quella del Colorado più profondo, nel classico contesto di paese in cui tutti si conoscono e i nuovi arrivati non sempre vengono accolti a braccia aperte, si arricchisce di tematiche importanti e poco leggere quali l’integrazione, il lutto e la depressione. Il tutto però senza rinunciare a una buona dose di sentimenti, ovviamente.
Non posso certo definirmi un’amante della montagna, e tantomeno dei piccoli paesini nel bel mezzo del nulla. Eppure la sensazione che ancora oggi mi porto dietro quando penso a Everwood o mi capita di guardarne un episodio, oltre alla nostalgia di chi la guarda con occhi ormai adulti, è una rara pace. Il volto del dottor Brown mi ha sempre trasmesso tranquillità. E, a distanza di anni, questa tranquillità mi è rimasta addosso anche più della trama stessa. Ah, quante cose ormai non ricordo più della storia tra Amy ed Ephram. Non so voi, ma io mi sono convinta da sola: mi sa che farò un bel rewatch.
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