3 – Smallville

Somebody Saaaaave Meeee: ed è subito nostalgia. L’urlo che è quasi una preghiera in apertura di Smallville ha il potere di riportarmi dritta sul divano alla veneranda età di 7 anni, davanti alla tv rigorosamente su Italia 1, a guardare le avventure di un giovane Clark Kent che cerca di portare avanti una vita normale quando in realtà non è altri che Superman. Io qui devo fare un’ammissione: sono particolarmente sensibile a questo punto della lista. E non perché io sia più legata a Smallville che agli altri teen drama presenti in questa lista, ma perché Tom Welling mi ha letteralmente fatto compagnia per buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza dall’alto di un poster uscito dal Cioè che avevo attaccato all’anta del mio armadio.
Perché Smallville è una serie tv vintage da vedere ancora con il cuore in gola e gli occhi un po’ pesanti di lacrime? Perché ci ha insegnato tante cose, e noi Millennials siamo una generazione riconoscente. Ci ha insegnato che cosa significa dare se stessi per mettere al sicuro le persone che amiamo, che la differenza tra il bene e il male non è sempre palese ma anche che una volta trovata dobbiamo tenerla bene in mente. Ci ha insegnato ad amare pienamente e anche a lasciar andare, perché a volte è troppo tardi. O, più semplicemente, non è mai stata la cosa giusta. Smallville è stata un bell’esempio di teen drama anni Duemila, e anche se come Gossip Girl è andata avanti forse un po’ più del necessario non ho dubbi: riguardarla per me significa ancora sentirmi al sicuro.
4 – Dawson’s Creek

So già cosa state pensando: si può davvero considerare Dawson’s Creek un teen drama anni Duemila? Partendo dal presupposto che più della metà della serie è andata in onda con il nuovo millennio già scoccato, la mia risposta è sì. E quindi eccola qui, perché se il fatto che fosse anni Duemila poteva ancora essere in dubbio, la sua catalogazione tra i teen drama che ci danno più nostalgia di sempre era fuori discussione. Lo abbiamo sempre saputo e lo sappiamo ancora meglio da quando James Van Der Beek è recentemente venuto a mancare: a Capeside abbiamo lasciato un pezzo di cuore. E neanche tanto piccolo.
Dawson, Joey, Pacey e Jen sono stati la rappresentazione di un’adolescenza più realistica e tangibile rispetto ai protagonisti di molte altre serie dell’epoca. Durante le sei stagioni di Dawson’s Creek li abbiamo visti crescere, passare dall’essere poco più che bambini a giovani uomini e donne pronti a prendere il mondo in mano. O, nel caso di Jen, precocemente consapevoli di quanto la vita possa essere davvero un attimo. Tra giovani amori, prime esperienze, amicizie che evolvono e la voglia di occupare il proprio spazio nel mondo, abbiamo visto i protagonisti di Dawson’s Creek crescere con una purezza rara. Abbiamo empatizzato con loro, gli abbiamo voluto bene, abbiamo fatto il tifo e pianto all’occorrenza. Eccome, se abbiamo pianto. Personalmente piango ancora adesso quando riguardo il finale di serie, mi fa lo stesso effetto che mi ha fatto un tempo.
Ma che cos’è questa, se non l’ennesima conferma di quanto Dawson’s Creek sia ancora indelebile?






