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Nostalgia, nostalgia canaglia, cantavano e di tanto in tanto cantano ancora Al Bano e Romina, e io li capisco benissimo. La nostalgia è quanto di più tenero e doloroso insieme si possa provare, tra ricordo di ciò che è stato e consapevolezza che non tornerà. In quanto orgogliosa Millennial, credo che la nostalgia – per quanto generalizzata e collettiva – nel nostro caso sia quasi una caratteristica generazionale. In un mondo che corre parecchio veloce, ben più di quanto riusciamo a metabolizzare, ciò che abbiamo fatto o visto quindici o venti anni fa sembra appartenere non solo a un’altra vita, ma proprio a un altro universo. Questo discorso vale praticamente per tutto. Ma tra le cose che più mi fanno sentire forte e chiara la nostalgia spiccano anche le serie tv: dall’essere attuale a diventare una serie tv vintage da vedere con la lacrimuccia che scende è un attimo.
Se già la serialità anni Duemila in sé basta e avanza a causare nella sottoscritta un magone abbastanza importante, è la vecchia serialità adolescenziale a darmi il colpo di grazia. I teen drama anni Duemila sono diventati per molti Millennial come me parte integrante dei nostri ricordi dei tempi che furono. Le serie adolescenziali che abbiamo guardato e amato quando eravamo bambini o adolescenti, quando tutto era più semplice e il mondo sembrava ruotare attorno alla possibilità di ritrovarci davanti alla tv in tempo per l’inizio del nuovo episodio, sono legate indissolubilmente ai bambini e ai giovanissimi che siamo stati. Riguardarle oggi, proprio come ricordare, è dolce e amaro insieme. Cari amici Millennial, vi va di fare un’esperienza indietro nel tempo? Ecco a voi 8 teen drama anni Duemila che continuiamo a guardare con grande nostalgia (e con i kleenex sempre a portata di mano).
1 – The O.C.

The O.C. non è un semplice teen drama anni Duemila: è IL teen drama anni Duemila. Bastano le prime note della sigla ascoltate casualmente in un karaoke tra amici a risvegliare in noi Millennial la voglia di vivere a Newport Beach tra feste, lussi e ricchezza. La stessa sigla che ancora oggi canto esattamente come quando ero una bambina, scandendo California here we come dopo una serie di parole inventate e sconnesse. Chiunque sia oggi tra i 30 e i 40 anni ha desiderato di essere come Ryan, Marissa, Seth o Summer. Abbiamo sognato di interagire con loro e di vivere le loro esistenze. Nei primi anni Duemila ci sembravano il massimo della vita, scatenavano un’invidia quasi bruciante.
Oggi, col senno di poi e la saggezza dell’età adulta, possiamo dirlo: non era tutto oro quel che luccicava. Oggi siamo in grado di leggere dietro i problemi di Marissa, i disagi di Ryan e i comportamenti distaccati di Summer tutte le difficoltà che in adolescenza – direttamente o indirettamente – abbiamo vissuto anche noi. Eppure anche a distanza di diciannove anni dall’ultima stagione della serie, tra l’altro neanche quella alla quale siamo più affezionati, The O.C. non ha smesso di essere un baluardo della nostra infanzia e adolescenza, la rappresentazione di un’epoca in cui tutto era diverso. Meno complicato, più puro. O almeno così ci sembrava: eravamo giovani, e andava bene così.
2 – Gossip Girl

Era l’ormai lontano 2008 quando sui piccoli schermi che eravamo costretti a condividere con tutta la famiglia spuntarono per la prima volta Blair Waldorf, Serena van der Woodsen e tutto il resto della ciurma di Gossip Girl. Sono passati diciotto anni, le persone nate in quel periodo sono praticamente maggiorenni, ma noi ancora non ci siamo ripresi del tutto. Gossip Girl ha portato nelle nostre case una ricchezza sfarzosa e una bellezza luccicante tipicamente americane. O per lo meno, tipiche di un’America che racconta se stessa, i suoi pregi e i suoi difetti attraverso la lussuosa adolescenza metropolitana. E, proprio come The O.C. poco prima, ci ha portato anche un sogno: quello di essere come i personaggi a cui siamo ancora affezionati.
Tutti abbiamo sofferto e gioito con Blair, Serena, Dan, Chuck e Nate. Noi tutti ci siamo innamorati di uno (o più) di loro. Personalmente sono sempre stata team Dan, io sempre attratta dai visi un po’ imbranati e dalle personalità tranquille. Eppure, proprio attraverso il buon Dan Humphrey, Gossip Girl ci ha insegnato anche che non bisogna mai fidarsi delle apparenze. Non negherò che le ultime stagioni hanno reso ai miei occhi questo teen drama una di quelle serie tv vintage da vedere e rivedere solo fino a un certo punto, nello specifico fino alla fine della quarta stagione. Eppure la verità è che, a prescindere dal finale stracolmo di buchi di trama, noi tutti continuiamo a riguardare Gossip Girl con nostalgia perché ci ricorda il modo in cui lo guardavamo allora: con gli occhi illuminati di chi di Chuck Bass non riusciva ancora a cogliere l’evidente tossicità.






