5) The Chair Company

Tra le serie tv da vedere più strane e originali dell’ultimo periodo, The Chair Company parte da un incidente minimo per aprirsi a una paranoia molto più ampia. Ron Trosper (Tim Robinson), promosso nella società immobiliare in cui lavora, crolla letteralmente in pubblico quando la sedia su cui si è seduto si rompe durante una presentazione aziendale. Da quel momento, la ricerca del produttore della sedia difettosa diventa per lui un’ossessione. Un’indagine sempre più assurda che lo trascina dentro un labirinto di uffici, magazzini vuoti, call center inutili e incontri sempre più imbarazzanti.
Il tratto autoriale della serie sta proprio qui. Nel trasformare un oggetto banale in un simbolo di instabilità, di vergogna e di perdita di controllo. Tim Robinson e Zach Kanin costruiscono un racconto che mescola commedia del disagio, mistero e inquietudine quasi lynchiana, con un tono che oscilla di continuo tra il grottesco e il realistico. Ron non è un eroe, ma un uomo ordinario che scivola progressivamente in una spirale di errori, fraintendimenti e paure, fino a far emergere qualcosa di più profondo: il bisogno di dare un senso a ciò che sfugge, la fatica di reggere il peso del proprio ruolo.
È proprio questa combinazione a renderla così interessante, e anche così difficile da vendere a un pubblico generalista. The Chair Company non chiede solo di ridere. Chiede di stare dentro l’imbarazzo, di accettare il disordine, di seguire una narrazione che non si limita alla gag ma la usa per scavare nel disagio contemporaneo. Per questo è show da vedere con attenzione, soprattutto se si cercano storie capaci di trasformare il quotidiano in qualcosa di perturbante e umano insieme.
6) Reservation Dogs

Tra le serie tv da vedere più delicate e sorprendenti degli ultimi anni, Reservation Dogs racconta un’adolescenza che vive ai margini, in una riserva dell’Oklahoma dove quattro ragazzi cercano di immaginare un futuro diverso da quello che li circonda. È una storia di amicizia, di piccoli furti, di sogni confusi e di assenze che pesano, ma soprattutto di appartenenza. A un luogo, a una comunità, a un passato che non si può cancellare.
La forza della serie sta nel modo in cui humor e malinconia convivono senza scontrarsi mai. Le battute sono leggere, il tono spesso ironico, ma sotto la superficie c’è una dolcezza struggente. Una consapevolezza costante del dolore e della perdita. Reservation Dogs riesce a parlare di lutto, identità e crescita con una naturalezza rara, senza mai forzare la commozione. È una serie che fa sorridere e poi, quasi all’improvviso, trattiene il respiro.
Proprio per questo merita attenzione. Perché non chiede allo spettatore di conoscere in profondità la storia dei nativi americani per sentirne il peso umano. Il suo cuore è universale. La distanza tra chi guarda e quel mondo si riduce subito, perché la fragilità, il desiderio di cambiare, la paura di perdere qualcuno sono esperienze che appartengono a tutti.
In Italia, forse, la serie è passata un po’ in sordina anche perché il suo contesto culturale è poco familiare. Ma sarebbe un errore leggerla come qualcosa di locale. Reservation Dogs è da vedere perché racconta con grazia una verità semplice e profonda. Cioè che il dolore e la crescita parlano la stessa lingua ovunque. E quando una serie riesce a dirlo con questa leggerezza, diventa difficile dimenticarla.





