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Alcune serie tv mi fanno un po’ paura. Non parlo di genere, thriller, horror o cose così. Parlo degli spin-off forzati, di quei prequel o sequel che non hanno praticamente nulla da dire ma che per qualche motivo vengono realizzati lo stesso. A volte il motivo è economico, altre volte un gran fan service. Spesso e volentieri è una crasi dei due: la voglia degli spettatori di rivivere alcune vecchie storie si unisce alla consapevolezza che le storie in questione saranno viste a prescindere dalla qualità, concretizzandosi in operazioni nostalgia belle in teoria ma non in pratica. Oggi siamo qui per dirci una grande verità: non tutti gli spin-off hanno senso di esistere. Ma siamo qui soprattutto per dirci che ce ne sono alcuni, che potremmo definire i migliori spin-off di sempre, che invece ci fanno pensare che non tutto è perduto.
Oggi parliamo proprio di queste serie, prequel e sequel che sono arrivati e ci hanno sorpreso positivamente. Ci hanno fatto innamorare. Parliamo di prequel e sequel che hanno ampliato gli universi delle serie – o dei film – madre di riferimento, che ci hanno raccontato qualcosa in più delle storie dei loro personaggi e ce ne hanno fatti conoscere di nuovi da apprezzare. Soprattutto, parliamo di serie che hanno fatto onore alla serie madre. Per fortuna esistono, ci sono e lottano con noi. Noi ne abbiamo selezionate 7, quelle che per noi sono i migliori spin-off di sempre. E allora bando alle ciance: parliamone.
1 – Better Call Saul

Come potete vedere, questa non è una di quelle liste in cui il dulcis è in fundo: qui è proprio all’inizio, non si aspetta. Better Call Saul è a mani basse uno dei migliori spin-off di sempre della serialità. Anzi, è una serie che il concetto di spin-off lo ha praticamente riscritto. Per buona parte prequel di Breaking Bad ma anche sequel, revival, chiamatelo un po’ come vi pare: Better Call Saul non sta all’interno di schemi prestabiliti, ma si impegna a scrivere i suoi. Lo fa bene, a dir poco bene. Ma come?
Una serie del genere non è frutto del caso, ma di diversi fattori concomitanti (o di astri allineati nel modo giusto). In primo luogo c’è un protagonista forte: Saul Goodman, ai tempi ancora Jimmy McGill. Un personaggio parecchio interessante e apprezzato in Breaking Bad, di quelli dei quali lo spettatore ha davvero interesse a conoscere di più. C’è poi – appunto – il fondamentale fattore interesse, il fatto di avere davvero qualcosa da dire che le persone hanno voglia di ascoltare. Ma c’è anche il fattore tempo: Better Call Saul è cominciata a due anni dalla fine di Breaking Bad, con i ricordi ancora freschi e troppo presto per rappresentare un’operazione nostalgia. Ci sono poi la narrazione ironicamente drammatica che aveva già caratterizzato la serie madre, storie complesse il giusto, un buon equilibrio tra personaggi ritrovati e novità.
Potrei stare qui per ore a parlarvi di ciò che in Better Call Saul ha funzionato. La versione più breve è: tutto. E allora grazie a Vince Gilligan, ci hai regalato il gioiello di cui avevamo bisogno.
2 – Andor

Non si può parlare di universi narrativi ampliati senza citare la saga di Star Wars, una delle massime rappresentazioni di cosa significhi allargare una narrazione, fare spazio a nuove storie e andare avanti e indietro nel tempo. Tra prequel e sequel, film e serie tv, la Lucasfilm ha sfornato un numero parecchio importante di prodotti d’intrattenimento, tra i quali spunta uno dei migliori spin-off di sempre della serialità: Andor. Ambientata quattro anni prima delle vicende di Rogue One, Andor può essere identificata come il prequel del film, primo a sua volta della Star Wars Anthology. Tranquilli: se non siete fan della saga e non ci state capendo molto è tutto normale.
Ma torniamo ad Andor. Le due stagioni della serie – l’ultima delle quali distribuita a maggio di quest’anno – seguono le vicende della spia ribelle Cassian Andor prima del film che lo vede co-protagonista. La serie è stata apprezzata dalla critica praticamente in ogni suo aspetto, dalla recitazione allo stile narrativo. Ma ciò che più di tutto allontana Andor dalle dinamiche dell’operazione nostalgia credo sia la sua struttura, pensata per arrivare con la fine della seconda stagione al tempo narrativo di Rogue One. Insomma, Andor non nasce per essere potenzialmente infinita, ma per dare agli spettatori una storia in più. E una storia, tra l’altro, fatta anche bene. Dalla Lucasfilm non possiamo che imparare.
3 – Twin Peaks (sequel)

In questa lista di quelli che possiamo considerare i migliori spin-off di sempre non ci facciamo mancare nulla. Ed ecco che allora andiamo a pescare il sequel di una delle serie più celebri di sempre. Sto parlando di Twin Peaks, da alcuni considerata la terza stagione e da altri il sequel de I segreti di Twin Peaks. Ma qualunque sia la definizione che ne vogliamo dare, non si può comunque dire che la serie sia stata il frutto di un’operazione nostalgia.
Riprendere in mano un colosso come I segreti di Twin Peaks non è stata una scelta per nulla banale, considerando soprattutto la distanza tra Twin Peaks – Il ritorno, datata 2017, e la fine della serie madre nel lontano 1991. In realtà, però, il punto che rende questo spin-off così interessante e unico è la vicenda complicata che gira intorno alla produzione della serie. I segreti di Twin Peaks è stata un cult fin dal momento della sua uscita. Tutti all’inizio degli anni Novanta si chiedevano chi avesse ucciso Laura Palmer, e fu proprio la forza di questa domanda a incrinare i rapporti tra i creatori della serie – David Lynch e Mark Frost – e la ABC. Dopo la risoluzione del mistero pretesa dall’emittente, gli ascolti crollarono e la serie subì diverse interruzioni e spostamenti di palinsesto fino alla fine della seconda stagione.
Le domande alle quali rispondere però erano ancora parecchie.
Fu per questo che David Lynch diede vita, stavolta senza Frost, al film prequel Fuoco cammina con me, che non ebbe però il successo sperato. E fu per lo stesso motivo che, dopo 25 anni, creò la terza stagione di Twin Peaks, stavolta nuovamente in coppia con Frost. E non è un caso che proprio dalla riunione della coppia sia nato uno dei migliori spin-off di sempre.
Ben lontana da un’operazione nostalgia, la nuova serie può essere definita più come la risposta a tante domande. O forse, ancora meglio, il degno finale di un processo produttivo complicato. Le 18 puntate della miniserie, proseguimento della serie originale, vedono il ritorno di Dale Cooper e di parecchi personaggi che avevamo conosciuto all’inizio degli anni Novanta, affiancati però da una serie di personaggi nuovi. Con i primi due episodi presentati nientepopodimenoche al Festival di Cannes, la stagione ha fatto un ingresso trionfale e apprezzato, dando al lavoro di Lynch e Frost una degna conclusione. Finalmente, possiamo aggiungere.
Cosa ci insegna tutto questo? Che non è mai troppo tardi per scrivere la parola Fine nel modo giusto.
4 – House of the Dragon

Questo punto faccio fatica a scriverlo con professionalità, perché io nell’universo di Game of Thrones ci ho lasciato un pezzo di cuore. E per fortuna dal prequel della serie – una di quelle che amo di più al mondo – non sono stata delusa. House of the Dragon è un ottimo esempio dei migliori spin-off delle serie tv non configurati come pure (e per questo totalmente inutili) operazioni nostalgia. E questo, anche considerando la community parecchio legata alla serie madre. Ci è riuscita innanzitutto grazie al lavoro di George R.R. Martin, che ha creato un universo talmente grande e complesso da poter dare vita a una decina di spin-off, altro che uno solo.
Fuoco e Sangue, il libro da cui House of the Dragon è tratta, è ricco di storie e personaggi incredibili, dei quali Viserys, Rhaenyra e compagnia sono forse la più alta rappresentazione. Ottima scelta, quindi, quella degli autori di soffermarsi proprio su di loro. Il punto però è che, a prescindere dai Targaryen, House of the Dragon è una serie costruita davvero bene. Il racconto è avvincente anche se un po’ lento, i personaggi sono interessanti e approfonditi. I richiami a Game of Thrones ovviamente non mancano – uno su tutti, la sigla -, ma non sono mai centrali né imprescindibili. È una serie che avrebbe funzionato anche da sola. E, non meno importante, che anche chi non è stato fan della serie madre (male per voi, se mi state leggendo) può apprezzare.
Con questo sto dicendo che mi sta piacendo tanto quanto mi è piaciuta Game of Thrones? No, credo che manchi ancora qualcosa. Quello che però dico con certezza è che – considerando i prequel in circolazione – è ampiamente promossa.
5 – Frasier

Facciamo un passo indietro nel tempo e torniamo agli anni Novanta, quando prequel e sequel delle serie tv non erano un fenomeno così diffuso. È in questo contesto seriale ancora acerbo rispetto alla serialità odierna che nel 1993 andò in onda la prima puntata di Frasier, spin-off della sitcom anni Ottanta Cin Cin. Anche in questo caso, una serie che sfugge dal concetto di operazione nostalgia già nelle tempistiche, avendo visto la luce proprio nell’anno in cui la sua serie madre ha chiuso i battenti. E soprattutto, una serie apprezzatissima da pubblico e critica, cosa non scontata se pensiamo al fatto che The Tortellis, altro spin-off di Cin Cin, non è andata oltre la produzione dei primi 13 episodi.
Concepito come sequel di Cin Cin, Frasier segue le vicende dello psichiatra Frasier Crane, personaggio fisso di Cin Cin a partire dal suo quarantacinquesimo episodio. Un personaggio parecchio amato nei 10 anni a seguire, tanto da metterlo al centro dello spin-off. Nella serie a lui dedicata, Frasier Crane vive a Seattle insieme al padre, al fratello e all’infermiera del padre, e porta avanti un programma radiofonico che lo avvicina costantemente a tutte le fobie possibili e immaginabili. La serie ha funzionato talmente bene da essere andata in onda per ben 11 stagioni, equiparandosi alla sua serie madre. Stagioni per le quali si è portata a casa la bellezza di 37 Emmy Awards. Un record per qualunque serie, ma a maggior ragione per uno dei migliori spin-off di sempre. O meglio, di una serie che senza la serie madre non sarebbe mai esistita.
6 – 1883

Quando una serie è quella giusta, si vede. Quando ha una narrazione che fila, uno stile che colpisce e soprattutto una storia interessante, può dare inizio a qualcosa di più grande di una “semplice” serie tv. Può dare vita a un universo fatto di prequel e sequel in abbondanza. È il caso di Yellowstone, dramma western dal quale sono nati il prequel 1883 e il sequel 1923. E il primo di questi è senza dubbio uno dei migliori spin-off di sempre, anche in questo caso ben lontano dalle logiche dell’operazione nostalgia.
Non c’è dubbio che la storia della famiglia Dutton abbia colpito il pubblico abbastanza da voler sapere più di quello che la sola Yellowstone avrebbe mai potuto raccontare. Ad accontentarlo è arrivata 1883, con consapevolezza e – prima di tutto – contenuti. Se infatti nella serie madre conosciamo i Dutton come proprietari del più grande ranch del Montana, nel suo prequel ne scopriamo le origini. Dal Tennessee al Montana passando per il Texas in un viaggio lungo e non poco impegnativo, questa storia di famiglia va a braccetto con la più ampia storia americana, dando vita a una miniserie in 10 puntate non meno accattivante di quella da cui trae origine. Una conferma del fatto che il passato ci piace ancora, soprattutto quando può raccontare il presente.
7 – Cobra Kai

Concludiamo la lista dei migliori spin-off di sempre con una serie abbastanza particolare, sequel di una saga cinematografica cominciata oltre 30 anni prima della sua messa in onda. La saga in questione è The Karate Kid, che dal 1984 a oggi ha visto nascere 6 film, una serie e materiali tra i quali un videogioco e una serie animata. Lo spin-off di cui parliamo è invece Cobra Kai, ambientato la bellezza di 34 anni dopo le vicende del primo film e che del primo film riprende i volti dei protagonisti. Se siete fan di How I met your mother e avete guardato l’episodio che parla di chi tra Ralph Macchio e William Zabka sia il vero karate kid, sappiate che in Cobra Kai ci sono entrambi.
Per sei stagioni Daniel LaRusso e Johnny Lawrence sono tornati ormai adulti, a loro volta a contatto con personaggi più giovani alle prime armi. Parliamoci chiaro. Con tutti gli anni passati dai film originali, il rischio che Cobra Kai si rivelasse una pura e semplice operazione nostalgia era abbastanza elevato. Per fortuna però la serie non ci è cascata. Anzi, la critica ne ha generalmente lodato proprio la capacità di rappresentare un’epoca diversa senza farsi trascinare dalla tentazione di parlare solo a coloro che avevano già amato Karate Kid. Una scelta, questa, che ha dato i suoi frutti. E dopo esperimenti come And Just Like That, che hanno invece scelto deliberatamente di continuare a parlare solo al loro pubblico originario, direi che mai scelta fu più azzeccata di quella di Cobra Kai.






