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Bazinga! Il nuovo Sheldon vince ancora

Stagione televisiva 2006/2007.

Chuck Lorre e Bill Prady, due produttori televisivi noti nell’ambiente ma ancora non del tutto consacrati, creano una nuova sitcom basata sulle difficoltà sociali che due giovani e brillanti scienziati avrebbero riscontrato da un rapporto umano continuativo con una giovane e bella ragazza. Inizia il casting e per il ruolo di Sheldon Cooper, assoluto protagonista e mattatore della serie; si presenta un ragazzotto dai capelli castani, un tizio esile e slanciato di nome Jim Parsons, che inizia a improvvisare con brio e in seguito riesce a rispondere a tono alle battute apposte sul copione dell’episodio pilota. Alla coppia Lorre&Prady bastano cinque minuti per ingaggiarlo e per inserirlo nel pilot, che però si rivela un disastro e viene bocciato dalla CBS. Mesi dopo, ecco un secondo pilot completamente diverso dal precedente e stavolta ecco il successo: nasce The Big Bang Theory e con lo show anche il fenomeno legato allo stupefacente character del dottor Cooper.

ANALISI DI UN’ICONA – Non è apparentemente molto complicato parlare del character interpretato da Parsons. Sheldon ci viene mostrato fin dal primo episodio come un personaggio freddo e distaccato, una sorta di brillante asociale paragonabile a una macchina di scienza perfetta. Con il tempo, però, si comprende che il binomio stramboide/genio non è l’unica cosa che ci cela dietro il pignolo studioso della Teoria delle stringhe: si scorgono quindi sfaccettature nascoste che si rivelano decisive per la comprensione e lo studio di uno dei due protagonisti. L’arrivo di Penny nelle vite dei quattro amici (Sheldon, Leonard, Howard e Raj) mette Sheldon in grossa difficoltà: nel gruppo di amici è lui a considerare quella curiosa frequentazione come un oggetto dalla creazione del nuovo sistema sociale.

Ci appare quindi uno Sheldon in difficoltà, ma al contempo anche in corso di maturazione, un personaggio che riesce a concedere l’input per degli sketch esilaranti, ma anche un vero e proprio leader della serie, uno show stealer incredibile che con il pretesto di fobie sociali multiple, fraintendimenti dovuti a una scarsa empatia e manie di ogni tipo riesce a intrattenere lasciando il pubblico a bocca aperta.

 LA MATURAZIONE – Nel corso delle stagioni, però, Sheldon matura. Grazie a uno scherzo di Raj e Howard, ecco arrivare nel cast principale Amy Farrah Fowler, neurobiologa seriosa e composta che fin dalla prima scena riesce ad attirare intellettualmente il nostro protagonista. Inizia così una sorta di amicizia/relazione tra i due, un confronto smaliziato e – da parte di Sheldon – quasi completamente privo di ogni interesse sessuale. Il ragazzo originario del Texas trova in Amy un punto di contatto, la sua controparte femminile, una complice invidiabile capace di capirlo, di rassicurarlo e di indirizzarlo verso una maggiore maturazione spirituale. In fondo è grazie ad Amy che Sheldon riesce a sciogliersi maggiormente con Penny ed è sempre grazie alla ragazza che l’arcaica scorza che gli ricopre il cuore riesce man mano ad incrinarsi, arrivando poi a spezzarsi per mostrare scorci di puro sentimento quando viene assalita da sentimenti come la preoccupazione, la perplessità e il classico dubbio al centro di ogni amore.

Pian piano Sheldon cambia e diventa lo specchio esatto di ciò che The Big Bang Theory ha saputo mostrare ai propri affezionati: è lui che – nella settima stagione – bacia per la prima volta Amy, finendo con l’instaurare dunque il primissimo rapporto fisico con una persona diversa dai suoi genitori. Ed è sempre Sheldon che, nella stagione numero otto (attualmente in corso negli Stati Uniti), dichiara per la prima volta il suo amore alla dottoressa Fowler interpretata da Mayim Bialik. Dopo una crisi di panico dovuta alla paura di spingersi troppo al di là dei propri limiti sociali, Sheldon guarda negli occhi la sua dolce metà e la interrompe mentre lei cerca di esternargli i suoi sentimenti. La frase è una di quelle grosse e costituisce una delle più brevi ma al contempo più belle affermazioni d’amore nella storia della televisione: «I love you too».

SHELDON L’UMANO – Il lato più fragile e umano di Sheldon si intravede nel corso della settima stagione. Dopo un inizio scoppiettante a suon di episodi farciti da ottime gag e battute esilaranti, ecco che lo scienziato in forza al California Institute of Technology vacilla e vede il suo mondo allungarsi e poi restringersi attorno a lui, fino a sentirsi soffocato.

Le ricerche inerenti alla Teoria delle Stringhe sono a un punto morto e il protagonista avverte una pressante sensazione di ansia: «E se avessi sprecato la mia vita per uno studio inutile?».

Leonard e Penny, coppia storica della serie, sembrano stabilizzarsi e decidono di fidanzarsi ufficialmente per spalancare le porte a un probabilissimo matrimonio. Questo, però, comporterebbe il trasferimento dello storico coinquilino di Sheldon, che rimarrebbe così solo: «E adesso?».

Intanto, il punto di riferimento dei ragazzi viene affossato dal destino che si tramuta da incendio accidentale e divora le strutture dell’arcinota fumetteria di Stuart. Quando Sheldon cammina tra i comics bruciacchiati e i soffitti scrostati, sul suo volto è presente l’angoscia, l’inquietudine e l’impotenza di chi ha visto le proprie certezze sgretolarsi in pochissimo tempo. Ed è per questo che il nostro eroe decide di partire, lontano da tutti e da tutto, per comprendere che piega far assumere alla sua vita, per associare un senso agli ultimi avvenimenti, una scena, quella della partenza, che verrà recitata, per stessa ammissione del trio Galecki-Parsons-Cuoco, in un set condito da un’atmosfera abnorme, quasi drammatica. Si simboleggia dunque il distacco emotivo e fisico di una delle colonne portanti del gruppo di amici, un colpo di reni inaspettato che scuote i milioni di telespettatori inserendo nella sitcom uno dei migliori cliffhanger della storia della tv recente.

Sheldon tornerà nell’ottava stagione a far sorridere tutti e ad affermarsi come uno dei più brillanti personaggi che il piccolo schermo ha saputo regalarci. Tra un Bazinga e una lacrimuccia debole, da me questo è tutto. In attesa dei prossimi avanzamenti della Sheldon Evolution, non posso che alzarmi in piedi.

Chapeau, Jim.

Una interpretazione del genere non la vedevo da anni, specie in una sitcom.

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