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10 Serie Tv che hanno avuto il coraggio di fermarsi dopo una sola grande stagione

Esistono storie talmente avvincenti, talmente commoventi o rivoluzionarie che vorremmo non finissero mai. Eppure a volte è proprio il fatto che finiscano, la loro stessa brevità, a far sì che queste storie ci entrino nel cuore per non andarsene più. Quella di fermarsi dopo una sola stagione, nonostante il successo, nonostante le potenziali nuove vicende che si potrebbero raccontare, è una decisione coraggiosa che non tutti hanno saputo prendere (pensiamo a queste disastrose seconde stagioni) e che a volte premia. È il caso per esempio di capolavori assoluti come Band of Brothers e Radici, nonché di enormi successi commerciali come la recentissima Wandavision, serie televisive che in molti avrebbero voluto vedere continuare e che invece si sono concluse dopo un’unica straordinaria stagione, tanto completa da consacrare in pochi episodi queste serie nell’Olimpo della televisione moderna. Abbiamo raccolto una lista di 10 serie televisive che, pur avendo avuto l’opportunità di proseguire il loro percorso per diverse ragioni, legate al successo commerciale o anche solo alla trama, hanno deciso consapevolmente di mettere la parola fine alla loro corsa televisiva dopo pochissime puntate.

1) Unorthodox

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Tra i migliori prodotti originali Netflix di tutti i tempi, Unothodox racconta la storia di Esther Shapiro, ebrea ortodossa newyorkese appena maggiorenne che riesce a scappare da una vita in cui si sente prigioniera per arrivare a Berlino, dove proverà a inseguire la sua strada nonostante il trauma delle esperienze passate fatichi ad abbandonarla. I soli quattro episodi della serie, liberamente ispirati all’autobiografia Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots di Deborah Feldman, hanno conquistato milioni di spettatori, tanto che si è vociferato di un possibile proseguimento delle avventure di Esther, soprattutto considerando che il finale attuale rimane aperto, non fornendoci le risposte circa quale sarà effettivamente il destino della protagonista. Infatti non sappiamo se la sua toccante audizione per il conservatorio sarà sufficiente a garantirne l’ammissione, né cosa ne sarà di suo marito Yanky una volta tornato in quella che per lui è casa, mentre per Esther è una prigione. Tuttavia la serie è perfetta così com’è, con le sue domande senza risposta e la sua profonda umanità, la sensibilità rara nel trattare i traumi della vita e la liberazione dolorosa della ripartenza. La decisione di non produrre nuovi episodi di Unorthodox è dunque la migliore possibile e fortunatamente Netflix sembra avere abbandonato definitivamente l’idea.

2) Wandavision

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La prima produzione seriale del Marvel Cinematic Universe, fresca di ben 23 candidature agli Emmy Awards 2021, tra cui miglior miniserie, migliore attrice e migliore attore protagonista in una miniserie, è stata un successo annunciato, che tuttavia non ha mancato di stupire il pubblico televisivo, attirando tanti di coloro che, pur non appassionati alle vicende dei supereroi Marvel non hanno potuto che capitolare davanti alla brillante originalità di Wandavision. Tra riferimenti espliciti alle serie televisive che hanno fatto la storia della comedy, effetti speciali degni dei migliori kolossal cinematografici (non stupisce che il budget della serie fosse così elevato) e una trama orizzontale accattivante che parte in sordina per poi esplodere nella seconda metà della serie, Wandavision è praticamente perfetta. I 9 episodi che compongono la serie costituiscono un arco narrativo che sicuramente verrà ripreso nelle successive produzioni MCU, ma di fatto rappresentano anche una storia a parte, che rimane completa anche presa singolarmente. Quel finale così struggente è l’unico possibile e chiude la porta a un eventuale proseguimento della serie, che non andrebbe ad aggiungere niente di davvero indispensabile alla storia.

3) The Undoing

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Della miniserie HBO con protagonisti Nicole Kidman, Hugh Grant e l’italianissima Matilda De Angelis (che ha parlato della sua esperienza sul set in diverse occasioni, rilasciando dichiarazioni piuttosto scottanti) si è discusso a lungo, poiché il pubblico si è diviso tra coloro che l’hanno adorata e quanti invece sono rimasti delusi dalla risoluzione finale del mistero, che riterrebbero scontata e non all’altezza delle precedenti puntate di The Undoing. Proprio il malumore generatosi attorno all’episodio finale di una miniserie altrimenti considerata di livello altissimo starebbe dietro alle voci che si sono alzate per richiedere una seconda stagione di The Undoing, che possa in qualche modo risollevare le aspettative tradite. Fortunatamente queste voci sono rimaste tale e HBO non sembra avere intenzione di produrre una nuova stagione della serie, che secondo noi non solo non è necessaria, ma rischierebbe anche di rovinare un prodotto che invece è risultato finora accattivante e di qualità eccelsa dal principio fino alla conclusione, sebbene The Undoing sia stata inspiegabilmente quasi del tutto snobbata dal circuito dei premi.

4) Hollywood

Ambientata quasi negli stessi anni di Band of Brothers, Hollywood racconta il mondo del cinema tra utopia e contraddizione.

La miniserie nata dalla collaborazione tra Netflix e il creatore di Glee e American Horror Story Ryan Murphy racconta quella che è stata la prima vera età dell’oro hollywoodiana dalle molteplici prospettive di coloro che ne sono stati protagonisti. La Hollywood di Ryan Murphy è per certi aspetti utopica, poiché è un luogo dove nonostante le difficoltà riescono a imporre la propria presenza e la propria visione persone appartenenti a categorie sociali come gli omosessuali e gli afro-americani, che nel mondo reale nel secondo dopoguerra vivevano in una condizione di discriminazione tale per cui non sarebbe stato per loro possibile imporsi come voci prevalenti nel mondo bigotto e patinato del cinema statunitense. Hollywood diventa allora un intreccio di realtà e fantasia, un “e se” ipotetico che ci ricorda quando diverso sarebbe potuto essere il mondo se avessimo dato spazio anche a coloro che a lungo sono stati esclusi dal palcoscenico principale. Il finale della serie, così assurdamente felice e lontano dalla realtà, è talmente pieno di speranza che potrebbe solo essere rovinato da eventuali puntate successive, che fortunatamente non sembrano essere in programma.

5) Little Fires Everywhere

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Cosa c’è di meglio di una serie tv con protagoniste Reese Witherspoon e Kerry Washington? La risposta è semplice: una miniserie con protagoniste Reese Witherspoon e Kerry Washington (e Joshua Jackson, il che non guasta mai). Little Fires Everywhere, basata sul romanzo di Celeste NG, è all’apparenza quasi un thriller, ma presto si rivela per quello che realmente è. ossia un racconto tormentato di rinunce e dolore, razzismo sistemico e sogni di emancipazione infranti, maternità voluta e al tempo stesso soffocante, una storia di fallimenti e aspettative irraggiungibili che portano i personaggi al limite, fino a farli crollare. Il colpo di scena finale della serie lascerebbe una porta aperta per la produzione di un seguito di Little Fires Everywhere, ma la verità è che l’epilogo della serie non può che essere quello che è e un eventuale proseguimento rischierebbe soltanto di rovinare la potenza narrativa di un racconto così carico di rabbia, esplosivo, infuocato fin dal suo titolo.

6) Alias Grace

Prodotta da Netflix e basata sul romanzo di Margaret Atwood, autrice canadese dalla cui penna è nato anche The Handmaid’s Tale, da cui è stata tratta l’omonima serie televisiva, Alias Grace è una miniserie che non ha ottenuto il successo che meritava in termini di pubblico, ma che ha convinto la critica all’unanimità. Ispirato alla vera storia di Grace Marks, che appena sedicenne fu condannata nel 1843 al carcere a vita per avere commesso un duplice omicidio, Alias Grace è una matrioska di racconti, una storia che si spoglia mano a mano dei filtri che la alterano, un tentativo disperato di arrivare a conoscere la verità, se di verità di può parlare quando a raccontare la sua storia è proprio Grace, ammaliante e posata, capace di tessere intrecci tanto intricati da rendere impossibile capire cosa sia reale e cosa no. La serie ci trascina in un turbinio di abusi e crimini che nascondono segreti troppo grandi per rimanere sommersi, ma che non vengono disvelati chiaramente nemmeno alla fine. Sarebbe allora rimasto spazio per un eventuale seguito di Alias Grace che avrebbe potuto fare chiarezza su quanto – tanto – rimasto in sospeso, ma noi crediamo che sia proprio l’enigma la ragione per cui la serie è così riuscita e pertanto è meglio che gli oscuri segreti di Grace rimangano tali.

7) Olive Kitteridge

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Tra le miniserie più premiate di tutti i tempi insieme a Radici e Band of Brothers, Olive Kitteridge racconta lo strazio della vita ordinaria.

Basata sull’omonimo romanzo di Elizabeth Strout, vincitore del premio Pulitzer nel 2009, Olive Kitteridge è una miniserie HBO con protagonisti Frances McDormand e Richard Jenkins, vincitori per i loro ruoli rispettivamente del premio Emmy come migliore attrice e migliore attore in una miniserie, laddove la serie ne ha conquistati complessivamente 8, tra cui proprio migliore miniserie. Olive Kitteridge è un quadro realistico e doloroso della vita americana, un insieme di racconti che si intrecciano fino a dare forma alla complicata semplicità dell’umana esistenza. La figura di Olive Kitteridge, maestra elementare in pensione, è il collante, il fulcro delle vicende narrate nella serie, che tuttavia non sono che una piccola parte di quelle presentate nel romanzo e nel suo seguito, uscito dopo la messa in onda della serie televisiva. Il materiale narrativo per produrre nuovi episodi di Olive Kitteridge non manca e siamo certi che questi potrebbero essere eccellenti, tuttavia è proprio la bruciante brevità della serie originale a colpire lo spettatore, a lasciarlo nel dubbio e nella (piacevole) amarezza. Olive Kitteridge trae forza dal suo essere uno spaccato fulminante della realtà e tale fortunatamente rimarrà.

8) Band of Brothers

Vent’anni fa Steven Spielberg e Tom Hanks hanno dato vita a Band of Brothers, cambiando per sempre il mondo della serialità.

Band of Brothers, ispirata al libro Band of Brothers: E Company, 506th Regiment, 101st Airborne from Normandy to Hitler’s Eagle’s Nest dello storico Stephen Ambrose, racconta le avventure di un reggimento di paracadutisti statunitensi durante la seconda guerra mondiale, dalla loro assegnazione al fronte europeo fino alla conclusione della guerra. Il cast vanta nomi di tutto rispetto quali Damian Lewis, David Schwimmer, Tom Hardy, James McAvoy e Michael Fassbender ed è stata un successo globale di pubblico e critica, tanto da essersi guadagnata ben 19 nomination e 6 vittorie ai premi Emmy del 2001. Lodata per l’accuratezza storica, resa possibile anche dall’impressionante budget stanziato di 12.5 milioni di dollari a episodio, Band of Brothers non ha mai avuto un seguito, sebbene Spielberg e Hanks abbiano prodotto a quasi 10 anni di distanza The Pacific, anche questa ambientata durante la seconda guerra mondiale ma su un fronte differente, quello dell’Oceano Pacifico.

9) Normal People

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Ancora una volta una miniserie tratta da un romanzo simbolo della contemporaneità, Normal People di Sally Rooney, successo planetario adattato per il piccolo schermo da Hulu. Normal People è la storia del rapporto simbiotico di Connell e Marianne durante gli anni che li porteranno dall’essere adolescenti impauriti della provincia irlandese a persone normali, spaventati neo laureati con tutta la vita davanti. La relazione tra i due, calamite pronte ad attrarsi e a respingersi senza mai essere capaci di lasciarsi andare, è il fulcro di una narrazione dai toni intimi e naturali, in cui il tema dell’incomunicabilità diventa simbolo di una generazione incapace di esprimersi, spaventata dall’incertezza, che si nasconde dalla vita. Normal People è una storia d’amore così veritiera da lasciare spiazzato lo spettatore, complice la chimica straordinaria dei protagonisti Daisy Edgar Jones e Paul Mescal. Fedelissima al libro dall’inzio alla fine, la serie si conclude nel mezzo della narrazione, lasciandoci solo immaginare cosa potrà succedere a Connell e Marianne. Proprio il finale aperto avrebbe potuto, dato il successo della serie, spingere Hulu a produrre una seconda stagione di Normal People, che però avrebbe dovuto proseguire senza il supporto fondamentale del romanzo di Rooney. Per questa ragione siamo più che convinti che la scelta di non continuare la serie sia stata la migliore possibile.

10) Radici

Se Band of Brothers cambiava il mondo delle miniserie nel 2001, Radici lo rivoluzionava quasi 25 anni prima, nel 1977.

Radici racconta la storia dei Kinte, una famiglia africana il cui figlio Kunta appena diciassettenne viene catturato e portato negli Stati Uniti d’America come schiavo durante la seconda metà del diciottesimo secolo. La drammatica vicenda di Kunta una volta arrivato nelle piantagioni statunitense ripercorre alcuni dei decenni storici più cruenti vissuti dalla società americana, dall’indipendenza fino alla guerra civile, mostrando le contraddizioni e il profondo razzismo del Nuovo Mondo. La serie all’epoca ottenne risultati impressionanti in termini di pubblico, tanto che l’episodio finale è ancora oggi la terza puntata televisiva più vista nella storia del medium e tutti e 8 gli episodi compaiono nella lista delle 100 puntate più viste di sempre. Radici ha ottenuto 36 nomination agli Emmy ed è considerata un pilastro della tv americana. Sebbene negli anni sia stato prodotto un remake (nel 2016), la serie originale rimane un capolavoro a sé stante, che ha ottenuto in una sola stagione risultati tanto strabilianti da cambiare il mondo della televisione per sempre.

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Scritto da Chiara Bresciani

Divoratrice di storie e aspirante Rory Gilmore.
Nella vita a volte guardo serie tv e a volte leggo, se mi avanza tempo studio politica e media. Mi piace dare la mia opinione quando è richiesta, ancora di più quando non lo è.

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