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“Una fine non è mai semplice“, diceva JD nell’ormai leggendario finale dell’ottava stagione di Scrubs, quello che ormai per tutti è passato alla storia come il vero finale di Scrubs. E se è vero che una fine non è mai semplice, è anche vero che molto spesso non lo è neanche un inizio. Ai due estremi di una storia ci sono sempre difficoltà da affrontare certificate rispetto a quelle che si trovano lungo il cammino: e se alla fine queste difficoltà hanno spesso a che fare appunto con la reticenza a chiudere un capitolo importante, all’inizio bisogna invece comprendere le dinamiche, inserirsi nel contesto, capire come interpretare il proprio ruolo nella maniera più consona. JD non è mai stato un capo in senso assoluto: inizialmente era il talento emergente, pupillo del Dr. Cox nonostante le continue vessazioni (che erano un modo di comunicargli la sua stima crescente). Poi si è trasformato in un giovane medico affidabile e con alcuni anni di esperienza alle spalle, uno dei riferimenti dell’ospedale senza però la responsabilità di dover essere il capo. Poi ha cambiato completamente vita, uscendo dalle dinamiche ospedaliere, e infine è tornato dopo quella chiacchierata col Dottor Cox che ci ha fatto sussultare come ai tempi d’oro della golden age di Scrubs.
Stavolta, però, John Dorian è tornato dalla porta principale. Messo subito al comando di un sistema in cui districarsi tra migliori amici, ex mogli, giovani da plasmare e guidare e nuovi colleghi invidiosi che ambivano da anni al ruolo che lui ha ottenuto in mezzo secondo senza nemmeno chiederlo. Sembrava semplice, ma non lo è affatto. E il nostro vecchio amico se ne renderà conto presto.

Così, dopo un inizio in cui prova ad accontentare tutti, fare il buono con tutti, un inizio in cui prova a essere semplicemente JD, capisce che in questo ruolo non può essere semplicemente JD. Non quello che è stato fin adesso, almeno. JD si deve evolvere senza snaturarsi: ha delle responsabilità ora, ne va del bene dell’ospedale. Così indossa giacca e cravatta, assume una diversa postura e comincia anche a fare il cattivo se necessario. Ma c’è una cosa fondamentale, che ci ha ricordato il Dottor Cox nel discorso della prima puntata: lui non può essere il Dottor Cox. Non può essere il Dottor Kelso. Quelli sono stati i suoi mentori, i suoi esempi che hanno contribuito a renderlo l’uomo che è oggi. Ma i ragazzi di oggi hanno bisogno di un altro tipo di mentore, di un altro tipo di capo. JD deve rimanere JD sapendo però che oggi è anche e soprattutto il capo della baracca. E questa seconda puntata si concentra soprattutto su questo: sulla metabolizzazione del nuovo ruolo da parte del nostro protagonista.
Si tratta di una puntata meno emotiva, meno spettacolare, con meno sussulti rispetto alla prima. Ed era prevedibile. In un certo qual senso è anche rassicurante sulla bontà del progetto. Perchè Scrubs non vuole scendere a compromessi, non vuole negoziare la propria identità in nome di portare necessariamente hype in ogni episodio, qualche colpo di scena o momento straziante che ci tenga incollati e ci faccia tornare la puntata dopo. Scrubs sa di non averne bisogno, e si prende il suo tempo per costruire la sua nuova era narrativa. Scelta più che condivisibile e più che apprezzabile.
In questo secondo episodio di Scrubs 10 vengono inseriti con più continuità i nuovi personaggi, rispetto a un primo episodio in cui la priorità è stata quella di farci rivedere tutti i personaggi storici: JD, Turk ed Elliot ma anche Cox, Carla, Hooch o Todd. Stavolta di Todd vediamo solo un frame all’inizio, di molti altri non c’è traccia e i soli JD, Turk ed Elliot mantengono alta la bandiera della vecchia Scrubs. Anche questa è una scelta comprensibile: Scrubs vuole evolvere e non vuole essere solo una vecchia copia scolorita della serie che fu. Ciò che però gli sceneggiatori hanno capito, rispetto alla famigerata nona stagione, è che non si può prescindere dal fatto che JD rimanga voce narrante e protagonista assoluto. Quella è e rimarrà sempre l’unica cosa rispetto a cui Scrubs non potrà mai andare oltre: cestinato definitivamente l’esperimento di Med School, con la povera malcapitata Lucy a fare inadeguatamente la protagonista di uno show in cui il protagonista vero è sempre stato troppo forte per chiunque, figuriamoci per il personaggio di una neo-universitaria appena introdotto nello show.
Insomma, è iniziata una nuova era e la cosa ci piace. Non sono mancati i soliti siparietti tra JD e Turk, che non sono invecchiati male ma sono cresciuti bene e ci accompagneranno felicemente nel prossimo mese e mezzo. Purtroppo è invece mancato il personaggio di Cox, e se da una parte è giusto e c’era da aspettarselo, dall’altra ci è un po’ spiaciuto che non ci sia stato neanche un commiato, un saluto dell’ex primario dopo tanti anni di onorato servizio. Sappiamo che il suo personaggio non sparirà, che tornerà (se volete approfondire, ne ha parlato proprio Zach Braff) ma un’uscita di scena dal luogo di lavoro che abitava da 40 anni ci sarebbe piaciuto.
Per il resto, non vediamo l’ora che sia di nuovo mercoledì: per immergerci nella nuova carriera di JD, capire un po’ di più dei nuovi personaggi ed emozionarci se qua e là scorgeremo qualche vecchio volto amico. Per vivere, ancora una volta, 20 minuti nel meraviglioso universo di Scrubs.
Vincenzo Galdieri







