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Fin da quando è arrivata con la prima stagione, The Pitt ha da subito condiviso un legame profondo con E.R., e non soltanto per la presenza di Noah Wyle. The Pitt 2, con la quarta puntata, si riconnette a quel legame ricordando ancora una volta in che modo l’eredità di E.R. abbia contribuito a rendere il nuovo medical drama HBO ciò che è, pur introducendo alcune innovazioni figlie dell’attuale panorama televisivo. In particolare, in questo episodio cogliamo un tratto distintivo di E.R. che, fino a questo momento, la separava nettamente da quasi tutte le Serie Tv dello stesso genere.
Nei medical drama come Grey’s Anatomy, nella maggior parte dei casi, l’uscita di scena di un medico si traduce in pianti, melodramma, morti improvvise o, più spesso, in eventi artificiali, dettati dalla necessità di spiegare a ogni costo l’assenza di un personaggio. In E.R., tutto questo non è mai stato necessario: i medici, il più delle volte, potevano uscire di scena senza grandi spiegazioni o situazioni surreali e, quando accadeva, tornare come se nulla fosse cambiato.
Questo approccio permette alla Serie Tv di restituire un realismo più netto alla narrazione: andarsene, trasferirsi, non essere presenti per un certo periodo sono eventi che appartengono alla vita reale e che, allo stesso modo, vengono restituiti al pubblico. The Pitt 2 ha scelto di muoversi nella stessa direzione, applicando questa logica a un personaggio che, nei primi quattro episodi, non avevamo mai visto e del quale, con questa puntata, scopriamo finalmente il motivo dell’assenza.
The Pitt 2 non intende banalizzare, soffermarsi su eccessi o estremizzazioni. Quel che vuole è soltanto essere sincera e onesta con il pubblico, dando vita a una storia che vive di realtà

Da diversi episodi non si avevano più notizie della dottoressa Collins. La sua poteva essere un’assenza legata al periodo complesso vissuto nel corso della prima stagione o a qualcosa di simile: il pubblico non sapeva che fine avesse fatto, ma è questo quarto episodio a chiudere narrativamente la sua storia. Scopriamo infatti, attraverso le parole di Whitaker, che la Collins si è trasferita, ha deciso di adottare un bambino e di riavvicinarsi alla propria famiglia. Nessun patema, nessun saluto straziante tra colleghi né dramma: la Collins è andata via, ed è una scelta così normale e autentica che non c’è alcun motivo di abbellirla artificialmente.
E, nello stesso episodio, la realtà continua a imporsi in The Pitt 2. Il pronto soccorso – come già avvenuto nel terzo episodio – continua a ricevere una quantità incessante di pazienti: alcuni li abbiamo già incontrati, altri sono appena arrivati. In mezzo a loro, come sempre, storie di vita che riflettono ciò che accade fuori da quelle mura: un sistema sanitario fragile, i continui limiti economici e la necessità di cure che non possono essere rimandate. Tutte situazioni che i pazienti si ritrovano a dover affrontare in solitudine, senza sostegno né alternative concrete.
The Pitt 2, come è solita fare, racconta tutto questo attraverso storie che purtroppo rispecchiano la realtà, come nel caso del paziente Orlando Diaz, un uomo che non può permettersi un’assicurazione sanitaria adeguata e che, insieme alla sua famiglia, resta in attesa. Aspetta. Rimane sospeso, cercando di capire come superare l’ostacolo più grande della sua vita, con una famiglia a carico che, intanto, come lui, tenta semplicemente di resistere.

Lo dicevamo già qualche recensione fa: The Pitt possiede l’abilità di andare oltre la propria materia, concentrandosi non più soltanto su medici e pazienti, ma anche sulle famiglie, su chi aspetta fuori, inermi, nella sala d’attesa. Quella ragazzina, che per un attimo è costretta a diventare più grande di quel che è, e che con un filo di voce pronuncia parole troppo grandi per la sua età, rappresenta il senso più profondo di impotenza. Il grido disperato di chi non sa come fare perché, semplicemente, non c’è nulla da fare: ed è questa la parte più autentica di The Pitt. Alla fine dell’episodio non arriva alcuna soluzione miracolosa. La vita continua, anche quando è ingiusta, anche quando fa più male di quanto dovrebbe essere umanamente consentito.
Più il tempo passa, più The Pitt 2 dimostra che questa seconda stagione non è una sorpresa, ma una conferma definitiva: The Pitt è una delle Serie Tv più fortemente candidate a scrivere la storia del genere. Non un fenomeno passeggero, non semplicemente una “bella Serie Tv”, ma un prodotto destinato a lasciare un segno, a fare scuola a tutto ciò che verrà dopo, affermandosi come un punto di riferimento solido e duraturo, così come E.R. lo è stato prima di lei. Stiamo vivendo una fase importantissima per i medical drama? Sì, ed è merito di The Pitt.







