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Caro diario, sono io, Hachi

ATTENZONE: questo articolo contiene SPOILER su Nana.

Caro diario,

sono io, Nana Komatsu, anche se oramai per tutti sono Hachi.

All’inizio detestavo questo soprannome. Ogni volta che Nobu o Shin si rivolgevano a me così non riuscivo a non offendermi. Sono sempre stata piuttosto permalosa. Mi sentivo come se perfino le persone che avevo accanto vedessero solo una parte di me e del mio carattere. Una parte, peraltro, che volevo poter cambiare, ma che sapevo di non essere ancora veramente pronta ad affrontare. Solo in seguito ho imparato ad apprezzarne l’unicità. D’altronde è stata Nana a chiamarmi così per la prima volta. Siamo sempre state tanto diverse ma condividevamo la stessa essenza e un nome che, col tempo ho imparato a riconoscere, donasse più a lei.

“Hachiko” mi rendeva speciale ai suoi occhi ed è attraverso il suo sguardo che, solo ora, ho imparato a osservarmi nei momenti di insicurezza. Non sono mai stata una persona decisa e sicura di sé. Non sono mai stata in grado di affascinare le persone come faceva Nana con la sua magnetica essenza da leader. Eppure, con lei sentivo di poter affrontare qualunque cosa. È stata un uragano, fin dal primo giorno in cui è entrata nella mia vita. È arrivata inaspettata, in quel giorno di pioggia e maltempo, sul treno diretto a Tokyo, e senza che me ne accorgessi sono stata risucchiata dalla sua forza, dall’attrazione che inspiegabilmente ha sempre esercitato su di me.

Hachi

È strano come ancora oggi, ogni giorno, mi ritrovi a pensare “cosa farebbe Nana in questa situazione?”

Grazie a lei ho scoperto una vitalità che non credevo di possedere, ho capito cosa vuol dire amare qualcuno incondizionatamente. Perché sì, ciò che provavo per lei si avvicinava così tanto all’amore da sfiorarne i confini sottili. Avrei voluto che sapesse quanto le sono e le sarò grata, quanto la nostra amicizia abbia significato per me. Le nostre anime sono sempre state connesse ed è il motivo per cui, dopo esserci parlate sul treno, quel giorno, ci siamo ritrovate nello stesso vecchio appartamento. Eravamo come lo Yin e lo Yang, tremendamente diverse eppure così simili da scivolare in modo impercettibile l’una nell’altra senza accorgercene.

Finché non l’ho conosciuta non sapevo di avere così tanto da regalare alle persone. Mi sentivo sterile e piatta, immersa in una vita che avevo lasciato gli altri costruissero al posto mio, adagiandomi nelle loro scelte e impedendomi così di scegliere davvero. E quanto vorrei ringraziarla per non aver mai mollato con me, per avermi rimproverata con parole di ghiaccio che non volevo sentire, ma di cui avevo bisogno per rialzarmi più combattiva di prima.

Avrei fatto qualunque cosa per lei, qualunque cosa mi avesse chiesto detto di fare, eccetto cominciare ad amare me stessa prima di cercare di amare e farmi amare da qualcun altro. Quello non potevo farlo, non ci riuscivo, e infatti sono rimasta intrappolata nel mio infantile e irreale desiderio dell’Amore. Sono cresciuta fomentando illusioni e aspettative su una perfezione che non esiste ma che sentivo di poter raggiungere ugualmente, arrampicandomi su una parete senza imbracature, rischiando di cadere a ogni passo.

Nana

E ora che lei non c’è, che ha scelto di allontanarsi da me, dall’appartamento 707, dai Blast… sento che mi manca più che mai.

C’è un vuoto nel mio petto che né la piccola e dolce Satsuki, né il calore della famiglia che ho costruito qui a Tokyo sanno riempire. È un vuoto che sa di Nana, che richiama a gran voce il suo nome mentre brucia consumandosi nei malinconici e amari ricordi dei mesi passati insieme. È un vuoto che ha il sapore delle occasioni che ho perduto, dei rimpianti di cui mi sono circondata da sola.

Nana è l’unica ad avermi compresa fino in fondo, la sola che abbia capito ciò di cui avevo bisogno ancor prima che potessi farlo io. Eppure, sono stata una sciocca, l’ho lasciata andare via senza fare nulla. Ho fatto l’ennesima scelta sbagliata, soffocata dall’idea di dover fare la cosa giusta per il bene degli altri.

Così, ogni giorno passato senza di lei è un giorno che ho sprecato senza vivere a pieno.

E oggi sono qui, a mettere per iscritto nero su bianco delle parole che lei non leggerà, ma che vorrei il vento le sussurrasse all’orecchio. Come quei giorni in cui, sedute a ridere lungo il canale, ho capito che io e Nana ci completiamo, che siamo come l’inchiostro nero e la pagina bianca. Entrambe abbiamo una forma e uno scopo, ma solo insieme funzioniamo davvero.

E mi manca la sua voce ipnotizzante, il modo in cui riusciva a stregare chiunque con la sua presenza dirompente. Mi mancano i concerti, le bevute, le feste passate insieme. Devo imparare a confrontarmi con il fatto che oramai la mia vita è cambiata e che, seppure io sia circondata dal calore dei miei amici più cari, sebbene io sia profondamente grata per tutte le gioie che mi danno, la loro fiamma non è mai abbastanza potente da scaldarmi il cuore fino in fondo, e la felicità non ha lo stesso sapore se non posso condividerla con Nana.

Nana Hachiko

Caro diario, se sono di nuovo qui a scrivere mentre Satsuki gioca in salotto e Takumi è ancora una volta fuori per lavoro, è perché vorrei poterle dire, un giorno, tutto ciò che non ho mai avuto il coraggio di raccontare. Spero possa perdonarmi per non essere stata coraggiosa come mi avrebbe voluta e spero possa amare la mia bambina tanto quanto la amo io, perché non c’è nulla al mondo che potrebbe rendermi più felice del vederle ridere e scherzare insieme, sedute al tavolo di quell’appartamento, il 707.

All’epoca avrei dovuto capire subito che il destino stava cercando di condurmi da lei, che voleva riunirci perché sapeva che ci saremmo trovate. Ma ora continuo a sperare con tutta me stessa che possa farlo ancora un’ultima volta. Se potessi vederla anche solo per un istante, credo che le direi semplicemente:

Ehi Nana, ti ricordi l’ultima volta che ci siamo viste? Ti va di ricominciare da lì?

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