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Marshals: A Yellowstone Story 1×04 – Che fine ha fatto l’eredità della vera Yellowstone?

Kayce Dutton, protagonista di Marshals

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Marshals: A Yellowstone Story.

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Il quarto episodio di Marshals: A Yellowstone Story (in streaming su Paramount+) prosegue esattamente lungo quella traiettoria già tracciata nei capitoli precedenti. E lo fa con una certa ostinazione, che finisce per trasformarsi inimmobilità narrativa, come se la serie avesse deciso di restare sospesa in una fase preliminare senza mai trovare davvero il coraggio di compiere un passo in avanti. O di esporsi, di dichiarare con chiarezza quale sia la sua direzione e, soprattutto, quale sia la sua identità all’interno di un universo narrativo già così fortemente caratterizzato. Ciò che colpisce, più di ogni altra cosa, è proprio questa sensazione di stallo. E diventa sempre più evidente con il passare degli episodi: non tanto perché non accadano delle cose — perché qualcosa, in superficie, continua a muoversi — ma perché manca una vera progressione, un’evoluzione che dia significato a ciò che vediamo.

Le scene si susseguono con una certa fluidità, i casi vengono introdotti e poi rapidamente risolti o accantonati, i dialoghi provano ad accennare a conflitti interiori o tensioni latenti, ma tutto resta confinato in una dimensione abbozzata. Quasi come se ogni elemento fosse solo un’idea in fase embrionale e mai sviluppata fino in fondo. È una scrittura che suggerisce continuamente possibilità, ma che non sembra mai interessata a realizzarle davvero. Kayce Dutton, che dovrebbe rappresentare il cuore della serie, continua a essere un personaggio più dichiarato che vissuto, una presenza costante ma sorprendentemente opaca. Il suo dolore, legato alla perdita di Monica, aleggia su ogni sua scena come un’ombra che però non prende mai forma concreta.


Il suo dolore, per ora, non si traduce in scelte, in reazioni, in contraddizioni.

È un lutto che esiste più a livello teorico che emotivo, evocato attraverso dialoghi e silenzi ma raramente incarnato in una vera esperienza narrativa. E questo crea una distanza inevitabile, perché ciò che dovrebbe rappresentare la sua motivazione principale finisce per sembrare un semplice espediente. Una giustificazione più che una ferita aperta. Ancora più evidente è la gestione del rapporto con Tate, che dopo essere stato introdotto come possibile fulcro emotivo della storia è stato rapidamente messo da parte, quasi dimenticato. La sua assenza non genera conseguenze, non modifica l’equilibrio del racconto, non lascia un vuoto percepibile: semplicemente, il personaggio scompare e con lui scompare anche tutto ciò che avrebbe potuto rappresentare.

È una scelta che contribuisce a rafforzare quella sensazione di superficialità che caratterizza l’intera serie. Dove anche gli elementi più promettenti vengono rapidamente abbandonati prima di avere la possibilità di svilupparsi. Lo stesso discorso vale per il resto dei personaggi, che continua a muoversi all’interno della narrazione senza mai acquisire una vera profondità. Ogni personaggio sembra costruito attorno a un’idea di base e stereotipata, ma raramente si va oltre questa prima definizione. La scrittura si limita a suggerire complessità senza mai esplorarla, a lasciare intravedere storie personali che però restano sempre sullo sfondo, mai realmente raccontate.

Il risultato è un insieme di figure che finiscono per somigliarsi in Marshals.

Belle e Miles sono all'ascolto degli ordini tattici prima di partire per una missione da Marshals
Credits: Paramount+

Questo non perché siano identiche, ma perché condividono la stessa mancanza di sviluppo, la stessa incapacità di emergere davvero come individui. Ancora più frustrante è il modo in cui la serie continua a introdurre spunti narrativi potenzialmente interessanti per poi abbandonarli quasi immediatamente. La tensione tra le forze dell’ordine e la riserva di Broken Rock, che nel precedente episodio sembrava poter rappresentare un nucleo tematico forte e carico di implicazioni, viene qui completamente accantonata. Come se fosse stata solo una parentesi momentanea e non l’inizio di un discorso più ampio. È una scelta che non solo indebolisce la continuità narrativa, ma contribuisce anche a rendere il mondo della serie meno credibile, meno vivo, perché privo di quelle dinamiche che dovrebbero attraversarlo e definirlo.


In questo senso, Marshals: A Yellowstone Story sembra oscillare continuamente tra il desiderio di costruire una storia e la tendenza a rifugiarsi in una struttura episodica, senza mai riuscire a trovare un equilibrio tra le due. Ogni episodio appare come una piccola unità autonoma, con un inizio e una fine relativamente chiari, mentre la trama principale resta sullo sfondo, appena accennata, mai davvero centrale. È come se la serie avesse paura di affidarsi a un arco narrativo più ampio, preferendo la sicurezza di storie autoconclusive. Che però, alla lunga, finiscono per svuotare il racconto di qualsiasi tensione. A complicare ulteriormente le cose c’è il tentativo, ancora timido e incompleto, di collegarsi alla serie madre, Yellowstone, attraverso il mistero legato a John e Jamie Dutton.

Anche in questo caso, più che un vero sviluppo, si ha l’impressione di un continuo rimando. E questo è un problema per Marshals.

Kayce e Pete, a cavallo tra le meravigliose ambientazioni del Montana in Marshals
Credits: Paramout+

Marshals: A Yellowstone Story suggerisce che esista un legame importante, qualcosa che potrebbe dare un senso più ampio a tutto ciò che stiamo vedendo. Ma allo stesso tempo evita di affrontarlo in modo diretto, come se non fosse ancora pronta a sostenere il peso di quel confronto. Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi più evidenti dello spin-off: la sua difficoltà nel definire un’identità autonoma. Da un lato, sembra voler vivere all’ombra di Yellowstone, richiamandone temi e personaggi per legittimarsi. Dall’altro, non sembra avere la forza — o forse la volontà — di distaccarsene completamente e costruire qualcosa di realmente indipendente. Il risultato è una narrazione sospesa, che non appartiene fino in fondo né a se stessa né all’universo da cui deriva.


Resta quindi la speranza che questa apparente esitazione sia solo una fase transitoria, un momento di accumulo prima di una svolta più decisa. Perché il materiale su cui lavorare esiste, e anche in questo episodio si intravedono frammenti di qualcosa di più interessante: nei conflitti appena accennati, nei rapporti ancora da esplorare, nelle connessioni con un universo narrativo già ricco. Ma finché la serie continuerà a restare in superficie, evitando di approfondire davvero i propri personaggi e le proprie tematiche, Marshals: A Yellowstone Story rischierà di rimanere intrappolata in una dimensione di mediocrità, sospesa tra ciò che potrebbe essere e ciò che, per ora, non è ancora riuscita a diventare, mantenendo una distanza evidente — e sempre più difficile da ignorare — rispetto alla forza e alla complessità di Yellowstone.