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Marcella, il crime targato Netflix nel bene e nel male

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Ho scelto di dire sì a Marcella dopo i primi sei secondi del trailer. La trama la conoscevo vagamente, e a breve ve la racconterò, ma a volte scegliere è un atto piacevolmente inconscio, causato da quella diffrazione dell’umanità per la quale anche una sola parola può provocare miliardi di reazioni diverse. E a me quella scena è piaciuta moltissimo.

Qui potete vedere tutto il trailer della Serie Tv in lingua italiana

Un uomo bussa, con l’aria da detective, e l’apostrofa a bruciapelo col nome, con un tono professionale ma anche un po’ rude. Quella risposta, precisa, tagliente, che sembra immediatamente far capire chi comanda in poche battute, anche su una semplice questione di pronuncia, e ribalta in un attimo i ruoli, mi ha subito convinto. Ho visto una protagonista tosta ed elegante, che non mi sarei pentito di seguire.

Prima di cominciare però mi son detto: vediamo che ne dicono in rete. Ebbene la risposta è stata davvero divertente. I recensori erano divisi a metà, tra chi lo definiva un crime convenzionale e chi invece lo definiva non convenzionale. Dopo aver visto tutti gli episodi, posso dire che avevano torto entrambi. Marcella è semplicemente un crime targato Netflix (leggi qui per tutti gli aggiornamenti sulla piattaforma), nel bene e nel male

Ma adesso diamo tutte le informazioni base, per poi entrare nel vivo. “Marcella” prende il nome dalla protagonista, Marcella Backland, una ex-detective di Londra giunta forse al punto più basso della sua esistenza. Dopo aver lasciato il suo lavoro in polizia per dedicarsi solo ai figli e al marito, viene da quest’ultimo scaricata, a telefono, sotto un diluvio. Ma la sorte le sta per offrire un’altra occasione: la capitale inglese è scossa da una serie di efferati omicidi, assai simili a quelli su cui la stessa Marcella aveva indagato anni prima. La sua esperienza sta di nuovo per essere messa al servizio della caccia dei colpevoli, sperando non venga fuori uno dei motivi che ha spinto Marcella a lasciare la polizia: una fragilità psicologica che si manifesta in modo davvero singolare

Così si dipana l’idea su cui ha lavorato Hans Rosenfeldt, (per intenderci, colui che ha creato l’originale danese di quel gioiellino del crime che è The Bridge), per questa produzione originale Netflix (ci torneremo a breve), passata sul canale inglese Itv e poi arrivata grazie a Netflix Italia anche da noi, che vede come protagonisti Anna Friel (già nota per Pushing Daisies, altra Serie da mettere nella lista di quelle che vale la pena conoscere e qui vi spieghiamo perchè) e Nicholas Pinnock (Fortitude). La colonna sonora della Serie vi immergerà nelle sue atmosfere.

Per giudicare Marcella, la chiave di lettura è una sola: Netflix, che, associata al crime, vuol dire tre cose. La prima è la voglia di puntare sui capisaldi del genere. La seconda è la necessità di osare il cambio di passo: meno spazio all’introspezione psicologica, pochi momenti morti e tanta azione e trama. La terza quella di una qualità di base molto alta (ambientazioni, dialoghi fotografia), al servizio di una trama fatta per coinvolgere e sorprendere lo spettatore senza dargli un attimo di respiro.

Per farlo, “Marcella” sceglie una strada molto ma molto ardita. Incrocia, nella stessa Serie Tv, tre storie con pochissimi punti di contatto. Questo porta a un numero di personaggi sulla scena inusuale per una Serie del genere. Mentre vedevo Marcella dovevo avere la mia lavagna delle deduzioni, con tutti i personaggi e i loro collegamenti, per non perdermi! Alla fine dell’ottava puntata, poi, ho finalmente capito che Marcella gioca col punto di vista dello spettatore e sceglie volutamente di ingannarlo: in questa Serie Tv, il genere crime non è il fine, ma il mezzo. E non perchè qualcuno della Serie non conosca o non abbia capito il mestiere (ne è prova la puntata finale), ma per scelta.

In breve, Marcella non decide semplicemente di raccontarci un’indagine, ma ci spiattella l’evolvere di tutti i sentimenti che le indagini sviluppano intorno alla marea di personaggi che la Serie presenta. 
In particolare uno è il sentimento contrastante che in Marcella sembra muovere le azioni di tutti: la paura di essere sostituiti, oggetto tra l’altro del più bel monologo della serie, affidato a uno dei personaggi meglio riusciti, Peter Cullen. Cosa faresti per non essere sostituito dalla persona alla quale hai dato tutto? 

Domanda che, nelle parole e nei fatti, non ha una risposta che non sia in una soluzione tragica. Proprio come questa Serie, che sceglie in buona parte di non darci risposte e di saltare le concatenazioni logiche degli avvenimenti (più di una volta vi troverete a gridare “ma che diamine sta succedendo?”), per concentrarsi sull’azione, sulla trama (trovare tempi morti è quasi impossibile, uno dei pregi di Marcella), e su una Londra che sembra fatta apposta per odiare e farsi odiare, anche se in molte inquadrature esce nella sua devastante bellezza.

Nonostante questo, però, non mancano i buchi di trama: probabilmente, però, saranno risposte affidate a una seconda stagione. Anche in questo ci troviamo di fronte a una Serie poco classica: non tutto deve essere spiegato, anche se sembra difficile, dal punto di vista dello spettatore detective, non chiudere la visione della puntata finale senza un certo senso di vuoto.

Consiglierei Marcella alla fine?

Come sempre (relativismo al potere è il mio motto), dipende da cosa si cerca: tenete in conto che, almeno fino all’ultima puntata, Marcella non è un crime drama, ma un drama che si sviluppa su una base crime, insomma chi cerca l’indagine dura e pura rimarrà deluso (anche se l’ultimo episodio riprende, da questo punto di vista, tutto quello che ci si è lasciati indietro negli altri sette). D’altra parte però, chi in una Serie cerca la qualità della recitazione, dei dialoghi, delle atmosfere, delle musiche, e del crime adora soprattutto gli sfondi e l’introspezione psicologica che si ritrova nella dicotomia poliziotto/assassino (del resto, non siamo mai davvero noi stessi come quando stiamo compiendo un crimine, o lo stiamo risolvendo), avrà di che rifarsi gli occhi.

Molto per merito di una splendida Anna Friel, alle prese con un personaggio dolente e difficilmente dimenticabile.

Leggi anche – Law and Order e le 10 regole del crime perfetto

Written by Modestino Picariello

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