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How I Met Your Mother – Abbiamo finalmente capito l’incomprensibile battuta dei funions

C’è qualcosa che molti non sanno.
O meglio: il web ne ha vagamente discusso, per lo più la fandom americana e parte attiva di quella italiana amante della visione in lingua originale, ma per la più pingue fetta di spettatori quello in questione resta un argomento piuttosto ricercato, lasciato latente senza la dovuta ricerca di delucidazioni.
Insomma, una lieve lacuna per la quale i fan di How I Met Your Mother potrebbero aver bisogno di un “intervento“.
Eccoci qui per questo.

Facciamo riferimento al ventunesimo episodio dell’ottava stagione, e più precisamente a una delle battute presenti nella sequenza finale.
Con la scarsa credibilità di un venditore di bibite nel deserto, Marshall cerca di convincere Lily del fatto che la scelta di partire per l’Italia sia giusta, e una delle leve usate è la (non) perizia con la lingua italiana.
La totale inettitudine di Marshall esplode in una traduzione, all’apparenza sconcertante, dell’esclamazione “Come on, bro. Don’t bogart all the funions” che finisce col diventare “Andiamo, fratello. Non Mastroianni tutti i funions”.
Come già annunciato, parliamo chiaramente della versione originale e della battuta fedele pronunciata da Marshall, nel tentativo di esprimersi in italiano.
Nel doppiaggio in patria, tagliando la testa al toro, i nostri hanno pensato di tradurre il tutto in “Anvedi, fratello. Me stai a magnà tutte ‘e fettuccine”.
I casi di intraducibilità sono, per quanto sporadici, l’antisettico per eccellenza ai fini semantici; per questo motivo, la scelta del doppiaggio in italiano resta passabile, o almeno accettata in quanto “compatita”.
Indubbiamente si sarebbe potuto trarre dal cilindro qualcosa di più rassomigliante alle “patatine alla cipolla” (funions) delle fettuccine, ma dopotutto anche una frittata non può essere fatta senza rompere delle uova (tanto meno le fettuccine), e l’adattamento in romano con tanto di pietanza tipica appare come quel caricaturale folclorismo che non disturba ma rischia anche di risultare adorabile nella sua “leggerezza”.
Paradossalmente, stavolta l’ambiguità risiede nel lavoro dei dialoghisti della troupe di How I Met Your Mother.
Il motivo è tanto chiaro nell’impressione quanto capzioso e complesso nel suo significato.


Nota necessaria è il fatto che il termine “bogart” sia stato preso in uso, nello slang americano, grazie al brano pop del ’69 “Don’t Bogart That Joint”, e viene usato per esprimere un concetto mediante una situazione.

Col termine in questione si intende, infatti, “la situazione in cui, fumando una sigaretta, lasci residui di saliva sul filtro tali da rendere remota la possibilità che questa sia poi desiderata da altri”.

In termini più generici, quindi, significa fare egoisticamente possesso di qualcosa indirettamente.
Nel contesto creato da Marshall, l’espressione sta sicuramente ad intendere “non appropriarti di tutti i funions”.
Allora la domanda pare lecita: perché “Don’t bogart all the funions” è stato sostituito con “Non Mastroianni tutti i funions” e non con un più semplice, seppur non del tutto fedele, “Non mangiare tutti i funions“?
L’indizio più esplicativo è fornito dai sottotitoli americani alla frase in italiano di Marshall: il termine “Bogart” è scritto con iniziale in maiuscolo.
Humphrey Bogart è stato infatti un attore statunitense, icona del cinema in bianco e nero hollywoodiano e riconosciuto come una delle più grandi star della storia del cinema (la più grande, addirittura, secondo l’American Film Institute).
Il termine è stato sostituito non utilizzando un verbo italiano dello stesso significato, ma intendendolo come un nome proprio e rimpiazzandolo con un nome proprio italiano che facesse simbolicamente da sostituto alla rinomata star americana.
Il più adatto corrispettivo italiano di Bogart, attenendosi sempre alla cinematografia in bianco e nero, è stato trovato in Marcello Mastroianni, l’immortale pupillo di Federico Fellini.
Le scarse fonti del web sull’argomento inneggiano all’errore, alludendo alla possibilità che per incompetenza la frase sia stata tradotta in termini letterali.
Per quanto ci piaccia essere cinici e fantasticare sull’idea che il dialoghista/adattatore/traduttore della serie incaricato conoscesse l’italiano meno di Tony Soprano (o che non fosse capace di trovare un’adatta traduzione anche solo utilizzando un traduttore) è palese che “Bogart” sia stato deliberatamente e ironicamente inteso come nome proprio per poi essere rimpiazzato con “Mastroianni” come rafforzativo dell’approssimazione linguistica di Marshall.
La battuta è sottile e sagace, il riferimento è forte e prelibato: Bogart diventa Mastroianni perché Marshall non conosce l’italiano, e ingenuamente crede nella possibilità che in lingua italiana il cognome di un attore di elevata fama abbia anch’esso (come “Bogart” con “appropriarsi”) un duplice significato e che questo significato sia funzionale al suo discorso.

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How I Met Your Mother ci ha ampiamente istruiti su situazioni che presentano letture diametralmente opposte.
Ricordate la “teoria Dobler o Dahmer”?

Il tipo di interpretazione data ad un gesto è dipeso dalla nostra predisposizione ad accoglierlo.
“Se entrambe le persone sono prese l’una dall’altra, un gran bel gesto romantico funziona. Come Dobler con lo stereo portatile fuori dalla finestra di Diane Court nel film ‘Non per soldi… ma per amore’. Ma se uno dei due non è preso dall’altro, lo stesso gesto viene percepito come se fosse di un pazzo serial killer: Dahmer.”

Nel rapporto di condivisione che Ted ed i suoi amici hanno costruito con lo spettatore, le esemplari sintesi di vissuto travestite da battute sono i gesti che la serie ha amorevolmente confezionato come un’amante per il suo amato.
Che la battuta di Marshall venga vista come tale, o come un improbabile errore, dipende da quanto siamo disposti ad infondere fiducia in ciò che ci è stato presentato: dipende da quanto siamo disposti a “vedere Dobler”.

Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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