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La decadenza di House of Cards nella quinta stagione

House of Cards

Premessa: l’articolo contiene diversi spoiler dell’ultima stagione di House of Cards, pertanto è sconsigliabile la lettura per coloro che ancora non hanno visto la quinta stagione per intero.

Come ben saprete, il 30 Maggio 2017 Netflix USA ha rilasciato la quinta stagione di House of Cards, da noi in onda settimanalmente su Sky Atlantic. Questa stagione si contraddistingue dalle precedenti per essere la prima senza Beau Willimon, l’autore e il creatore della Serie, al timone. I motivi del suo abbandono e del cambio di showrunner sono ancora ignoti, in quanto lui stesso non ha fornito informazioni al riguardo ed è rimasto sul vago. Nelle varie interviste, infatti, ha semplicemente affermato di aver lasciato tutto nelle mani di “un team capace e preparato” e che la sua volontà è quella di lanciarsi in nuovi progetti.

Certamente è curioso che in una Serie di questo tipo avvenga un cambio di showrunner; siamo abituati a vedere questo fenomeno in Doctor Who dove non solo si rinnova il cast, ma anche lo staff creativo, perché la Serie potrebbe durare potenzialmente all’infinito o comunque per lunghi periodi ed è quindi giusto variare, ma per House of Cards il discorso è ben diverso. Tornando al punto, leggendo il titolo dell’articolo vi starete certamente chiedendo il perché dell’utilizzo della parola “decadenza” per descrivere questa stagione. Ebbene sì, la quinta stagione di House of Cards delude molto e risulta forse anche più sottotono della tanto bistrattata terza stagione. Questa stagione, nonostante alcuni ottimi spunti iniziali, sembra non partire mai e addirittura fare dei passi indietro enormi. Ho cercato quindi di dividere in pochi punti i principali problemi di quest’ultima stagione.


1) Le premesse del finale di quarta stagione di House of Cards sono state annullate o abbandonate.

Ammettiamolo, la quarta stagione (le nostre aspettative in questo articolo) ci ha sorpresi tutti e ci ha sorpreso ancora di più il finale che ha lanciato, come giusto che sia, alcune premesse per la stagione successiva. Claire e Frank di nuovo insieme come “partners in crime” dopo la loro momentanea crisi, la lotta contro l’ICO e le parole finali di Frank: “that’s right, we don’t submit to terror, we make the terror”. Quel “noi creiamo il terrore” indirizzato sia ai terroristi dell’ICO, ma soprattutto indirizzato a noi sembrava alludere a qualcosa di ben più che sanguinoso, sembrava preannunciare a qualcosa di davvero estremo. Tutti questi avvenimenti vengono subito presentati nei primi episodi della quinta stagione per poi essere lasciati in sospeso o addirittura completamente negati.

Infatti la relazione tra Frank e Claire viene di nuovo messa in dubbio; i due, che alla fine della quarta stagione sembravano determinati a compiere insieme gli atti più scellerati per il raggiungimento e il mantenimento del potere, ora cedono nuovamente alle ambizioni personali e si ritrovano l’uno contro l’altra.

In pratica si ritorna indietro, ovvero al finale di terza stagione, rendendo nulla la strada che si era percorsa nella quarta. La lotta contro l’ICO che sembrava un tassello importante della storia, viene invece utilizzata unicamente come mero espediente elettorale, Frank si mostra come il candidato che vuole sconfiggere il terrorismo dichiarandogli guerra, una guerra che non vede mai la luce però.

E il terrore che avevano detto di poter creare? Neanche l’ombra, perlomeno in questa stagione. Anzi se si vuole esser sinceri, più che capace di creare terrore, Frank comincia ad apparire debole e arrogante, in quanto tutti i pezzi del puzzle cominciano a venire a galla, non incute più timore verso la propria nazione o anche verso l’ICO, è unicamente visto come corrotto, come una persona che non dovrebbe più governare.

Written by Marco De Sanctis

Sono riuscito a laurearmi in Scienze dei Beni Culturali nonostante fossi disperso su un'isola misteriosa, popolata da indigeni ostili e in cui si aggiravano orsi polari e mostri di fumo nero. Non contento di quest'esperienza mi sono perso nei meandri più oscuri e profondi della Loggia Nera, ho prodotto "blue meth" per un uomo in piena crisi di mezza età e come una quindicenne impazzita ho fatto il tifo fino alla fine per Tony Soprano. Insomma ho una malattia seria: adoro il cinema e le serie tv. Io guardo loro e loro guardano me, un rapporto reciproco e consenziente.

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