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Oggi si torna indietro nel tempo con i migliori film italiani che hanno scritto la rivoluzione. Si abbandonano i giorni nostri per riavvolgere le lancette e tornare là dove la storia del nostro cinema è stata scritta attraverso alcuni tra i più grandi capolavori italiani di sempre. Sotto la guida di giganti del cinema come Federico Fellini, Sergio Leone, Roberto Rossellini e molti altri, la meraviglia ha compiuto il suo corso, dando vita ad alcune delle pagine più significative del cinema italiano e segnando, al tempo stesso, una rivoluzione profonda, sia a livello espressivo che umano. L’uomo, nelle mani di Fellini, è stato finalmente rappresentato come un essere vulnerabile, talvolta miserabile, indagato nelle sue crisi esistenziali e ritratto nella sua costante insoddisfazione, una condizione fino ad allora mai realmente esplorata.
Il cinema italiano è stato artefice di alcune tra le più importanti rivoluzioni del panorama cinematografico internazionale, e non è un caso se, tra i titoli di questa lista, troverete anche pellicole capaci di oltrepassare confini e superare ogni aspettativa, arrivando perfino a conquistare un Oscar (qui un’analisi sull’Italia agli Oscar). Ma questo è solo l’inizio di ciò che vi attende: un autentico viaggio nel tempo attraverso i migliori film italiani di sempre.
Da C’era una Volta in America a tanto altro: i 10 Migliori Film italiani che hanno fatto la storia del nostro cinema. Ma prima di cominciare: vuoi leggere questo articolo (e tutti gli articoli di Hall of Series) senza pubblicità e su una sola pagina, invece che con la pubblicità e su più pagine? Prova Hall of Series Discover: puoi provarlo gratis, e accedere anche a tantissimi altri vantaggi
1) C’era una Volta in America

Cominciamo questo viaggio tornando indietro fino al 1984, anno di uscita di uno dei più grandi capolavori e migliori film italiani mai approdati sul grande schermo. E a dirigerlo è proprio lui: un regista italiano, una delle menti più visionarie e rivoluzionarie che il mondo abbia mai conosciuto. Stiamo parlando di Sergio Leone, e del suo capolavoro C’era una volta in America, una delle pellicole che più hanno influenzato il cinema contemporaneo, lasciando un’impronta profonda su alcuni tra i più grandi registi di oggi, come Martin Scorsese. Un’eredità visibile soprattutto in titoli come Goodfellas e The Irishman.
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 1984, C’era una volta in America si impone fin da subito grazie alla sua narrazione sospesa tra condanna e redenzione, costruzione e distruzione. Ne emerge il ritratto di un’esistenza segnata dal disincanto, forse irrimediabilmente destinata all’infelicità. Una condizione che, in questa pellicola, viene esplorata con profondità, aprendo le porte a una lucida riflessione sulla frammentazione e il fallimento del sogno americano.
Di enorme rilevanza per il cinema internazionale, il capolavoro di Sergio Leone rivoluzionò non solo l’immaginario cinematografico, ma anche la durata dei film italiani. All’epoca, le produzioni locali tendevano a non superare i 120 minuti, per ragioni legate sia al budget che alla fruibilità commerciale. Ma Leone, con la sua epopea di quasi quattro ore, dimostrò che si poteva alzare l’asticella senza piegarsi alle logiche del mercato interno. Il grande salto era possibile, e senza rinunciare alla propria identità.
Il suo lavoro contribuì infatti a dimostrare che la contaminazione tra Hollywood e il cinema italiano non snaturava l’anima culturale delle nostre storie, ma poteva anzi valorizzarla. Le due anime potevano coesistere, fondersi, generare qualcosa di nuovo senza perdere l’essenza originaria.
Era il 1984, e Sergio Leone stava scrivendo una delle pagine più importanti della storia del cinema. Era in atto una rivoluzione. E lui ne era il sovrano indiscusso. Un Re di cui, ancora oggi, custodiamo con orgoglio i più grandi cimeli.
2) Roma Città Aperta, uno dei migliori film italiani di Rossellini

Torniamo al 1945. L’anno in cui Roberto Rossellini, con la sua regia potente e rivoluzionaria, consegna al mondo Roma Città Aperta. Candidata agli Oscar e riconosciuta come uno dei capolavori assoluti del Neorealismo italiano, la pellicola è anche una pietra miliare nella storia del cinema mondiale. Il titolo parla già da sé: siamo nella Roma della Seconda Guerra Mondiale, in quel momento in cui la città, dichiarata aperta, non viene più difesa militarmente, ma resta sotto occupazione tedesca. All’interno di questo scenario, Rossellini intreccia le vicende di Don Pietro, di Pina – donna incinta e innamorata di un giovane della Resistenza – e di un ingegnere ricercato dai nazisti.
Attraverso le loro storie, il film non racconta la guerra dei soldati, ma quella vissuta dai civili. Una guerra fatta di silenzi, rinunce e resistenza ostinata, anche di fronte alla tragedia più nera. Ed è proprio qui che Roma città aperta segna la sua unicità: nessun filtro, nessuna concessione alla retorica. Gli ambienti sono autentici, molti attori sono non professionisti, e la macchina da presa restituisce la realtà così com’è: cruda, spietata, senza sconti. La violenza, quando arriva, è immediata, quasi insostenibile. Alcune scene – tra le più strazianti della storia del cinema italiano – restano impresse per sempre, mostrando l’orrore e la disumanità di un’epoca senza maschere.
È un film che non si limita a documentare: Roma Città Aperta incide nella memoria collettiva, ricordandoci cosa significhi davvero lottare per la libertà, quando ogni speranza sembra perduta.
Di tempo ne è passato, ma ciò che Roma città aperta ha lasciato dietro di sé continua a essere, per il nostro cinema, una delle ferite più profonde e al tempo stesso uno dei regali più potenti. Un’eredità monumentale, che ancora oggi ci interroga, ci emoziona e ci costringe a ricordare.






