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8 film talmente intensi emotivamente che non li riguarderei una seconda volta

4) Melancholia

È generalmente difficile vedere i film di Lars von Trier più di una volta, talmente sono emotivamente destabilizzanti. Sono consapevole che Dancer in the Dark è uno dei più devastanti ma, non avendolo ancora visto, vado con Melancholia. Brillante, esteticamente meraviglioso e sconvolgente all’ennesima potenza, mi ha succhiato l’anima fino a svuotarla completamente e sono rimasta a fissare il muro di casa mia per un po’. Capolavoro che entra dentro e non se ne va più, è un trattato fin troppo realistico sulla depressione: dall’intorpidimento dell’anima che non riesce più a scaldarsi fino al sostenere gli altri quando la fine è imminente.

Melancholia è un’apocalisse che non offre le solite scene di panico collettivo, ma una profonda e intima inquietudine relegata in due donne. Attraverso loro, Trier descrive la nostra condizione di anime alla deriva e immerse nel disagio di fronte all’unica certezza della nostra vita: la morte. A nulla valgono i miseri tentativi di evitarne il pensiero; non aiuta l’amore, il sesso, la fede, la famiglia, l’amicizia, la ragione, la scienza e via dicendo. Quando la fine si avvicina, preferiremmo non essere mai nati, perché con la morte non abbiamo mai imparato a conviverci. In più, Justine, che spiega la nullità dopo la morte e che la Terra è l’unico posto dov’è presente la vita, è l’ultima coltellata del regista. E no, non è liberatorio per niente.

Ci sono mille emozioni che non vorrei più riprovare, soprattutto quel peso angoscioso che non se ne andava più dopo aver visto quest’opera meravigliosa (anche se, purtroppo, non è uno dei film premiati agli Oscar). Più terribile della Casa di Jack.

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