Quando ci accostiamo a un nuovo film da vedere, spesso possiamo già intuire più o meno che tipo di esperienza ci attende. Ci aspettiamo qualcosa di lineare, che faccia riferimento alle consuete regole e convenzioni narrative che una pellicola utilizza per raccontare una storia in modo ordinato, chiaro e riconoscibile: uno sviluppo cronologico, personaggi dalle motivazioni definite e leggibili e un rapporto di causa-effetto solido e coerente. Esiste una sorta di ordine implicito che il pubblico sa di poter seguire, e che gli permette di mantenere il controllo su tutto ciò che sta accadendo in scena.
Ma esistono film che sfuggono a queste leggi, che infrangono la grammatica del racconto e mettono in discussione la tradizione narrativa, scegliendo di sperimentare strutture radicalmente diverse. In alcuni casi, queste opere sono diventate storia del cinema: ancora oggi ci si interroga su cosa si sia realmente visto; in altri, invece, il racconto sembra inizialmente aderire alle formali regole tradizionali per poi, improvvisamente, scena dopo scena, deviare, cambiando completamente direzione e dando vita a una pellicola profondamente diversa da quella che era stata promessa allo spettatore.