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Arriva al cinema The Drama dopo una campagna marketing martellante, di quelle che ti entrano sotto pelle ancora prima di vedere un solo fotogramma. Ed è proprio questo il punto: è quasi impossibile arrivarci “vergini”, senza aspettative. Anzi, con due volti come Zendaya e Robert Pattinson e la regia di Kristoffer Borgli — già autore dell’inquietante Dream Scenario — le aspettative non sono solo alte: sono altissime. E sì, dietro si percepisce chiaramente quella sensibilità disturbante e raffinata che richiama il mondo di A24. The Drama parte con tutte le carte in regola per essere il film che funziona, quello che ti cattura e ti trascina. E, in parte, lo è davvero. Ma il suo vero obiettivo non è piacere: è destabilizzare. Scardina ogni idea preconfezionata, si insinua nel giudizio dello spettatore, lo mette in discussione, lo costringe a interrogarsi.
Non è una semplice storia d’amore. È un esperimento morale. Ti guarda negli occhi e ti chiede: tu cosa avresti fatto? E la domanda resta lì, sospesa, scomoda. Perché The Drama non vuole darti risposte. Vuole metterti a disagio. Vuole farti dubitare delle tue certezze, dei tuoi valori, persino della tua idea di amore.
The Drama è una storia d’amore che implode

All’inizio The Drama sembra muoversi su binari familiari. Emma e Charlie si incontrano, si scelgono e arrivano rapidamente a costruire qualcosa che ha il sapore della perfezione: una relazione solida, complice, pronta a trasformarsi in matrimonio. Lui è razionale, rassicurante, con uno sguardo sul mondo ordinato; lei è brillante, spontanea, magnetica. Tutto funziona, tutto torna, almeno in superficie. La narrazione si concentra nei giorni che precedono le nozze, un tempo sospeso fatto di preparativi, incontri e momenti condivisi con amici. È proprio durante una di queste serate che l’equilibrio si spezza. In un contesto apparentemente leggero, quasi giocoso, Emma si lascia andare a una confessione che cambia tutto. Non è un segreto qualsiasi, ma qualcosa di molto più oscuro e difficile da contenere: da adolescente aveva pianificato una strage nella sua scuola.
Non è mai successo nulla. Non ha mai compiuto quell’atto. Eppure, il solo fatto di averlo pensato — costruito mentalmente, avvicinato — basta a incrinare ogni certezza. Da quel momento, lo sguardo di Charlie su di lei cambia. Il dubbio si insinua lentamente, trasformando l’amore in qualcosa di fragile, instabile. Anche ciò che li circonda — amici, dinamiche sociali, piccoli gesti quotidiani — si carica di un’ambiguità nuova. Il film smette di raccontare una storia d’amore e inizia a interrogare chi guarda: quanto conta ciò che facciamo, e quanto invece ciò che siamo stati capaci anche solo di immaginare? (Zendaya non capisce l’ossessione del pubblico per le scene dei baci)
Le rom-com sotto attacco? Borgli distrugge il mito dell’amore perfetto

Se Dream Scenario aveva già mostrato la volontà di Kristoffer Borgli di giocare con le aspettative del pubblico, The Drama va oltre: le prende e le frantuma. Qui la commedia romantica non viene solo rivisitata, ma letteralmente sabotata. All’inizio sembra una classica rom-com. Due persone che si incontrano, si piacciono, si completano. Ma è una trappola. Borgli costruisce un mondo perfetto solo per distruggerlo davanti ai nostri occhi. E lo fa con una lucidità quasi crudele. Perché nella realtà — quella vera — le cose non sono mai così semplici. Le persone non sono mai così pure. E l’amore non è mai così lineare.
The Drama è una parodia della perfezione sentimentale, ma anche una riflessione feroce sulla moralità. Ci prende in giro per anni di film che ci hanno venduto ideali irraggiungibili. Ci costringe a chiederci se siamo davvero stanchi di queste storie. Forse sì. Forse le rom-com alla Matthew McConaughey, fatte di lieti fine prevedibili e amori impeccabili, stanno lentamente scomparendo. E forse è proprio questo il punto del film: abbattere quel muro di finzione e mostrarci cosa resta. E… Spoiler: non è rassicurante.
Nessuno è innocente: The Drama ti accusa anche senza conoscerti

Emma è il cuore oscuro del film. Non ha commesso l’atrocità — o almeno, non fino in fondo — ma questo basta a salvarla? È davvero “sana”, oppure il solo fatto di averci pensato la rende colpevole? Il film non risponde. Ti lascia lì, sospeso. E poi c’è Rachel, che si muove in una zona altrettanto torbida. Il suo gesto, diverso ma non meno grave, la colloca sullo stesso piano morale. Non esistono vittime pure, né carnefici assoluti. E il personaggio di Pattinson? Tradisce. Ma lo fa in un modo che non puoi liquidare facilmente. Non è il classico traditore da condannare. È umano, fragile, contraddittorio.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi si salva davvero? Forse nessuno.The Drama è un film che non ti permette di giudicare senza metterti in discussione. Perché ogni scelta dei personaggi è, in fondo, una versione estrema di qualcosa che potremmo fare anche noi. Perdoneresti Emma? Condanneresti Rachel? Giustificheresti lui? O forse il problema è proprio questo bisogno di etichettare tutto? (Robert Pattinson riceve ancora delle lamentele per Twilight)
Quando la realtà irrompe: il tema delle sparatorie e il trauma collettivo

Uno degli elementi più destabilizzanti di The Drama è il modo in cui introduce il tema delle sparatorie, non come evento spettacolare o fulcro narrativo, ma come presenza latente e costante, un’ombra che aleggia sui personaggi e ne condiziona silenziosamente pensieri e comportamenti. Non c’è alcuna ricerca dello shock facile né della retorica, ma piuttosto la volontà di restituire un senso diffuso di precarietà, come se il mondo raccontato fosse sempre a un passo dal crollo, incapace di garantire una reale sicurezza. In questo contesto, la violenza smette di essere un elemento straordinario e diventa invece un riflesso della realtà contemporanea, un simbolo di fragilità collettiva che si insinua nelle relazioni e nelle scelte più intime.
È proprio qui che il film compie uno dei suoi passaggi più interessanti, perché le azioni dei personaggi non appaiono più come semplici decisioni individuali, ma come risposte — consapevoli o meno — a un ambiente instabile, carico di tensione e paura, dove il confine tra giusto e sbagliato si fa sempre più sfumato. Lo spettatore viene così coinvolto in un processo di riflessione inevitabile, portato a interrogarsi su quanto il contesto influenzi davvero il nostro modo di agire e su quanto siamo realmente liberi nelle nostre scelte, oppure se siamo, in fondo, il risultato delle nostre paure più profonde. The Drama non offre soluzioni né consolazioni, ma pone domande urgenti con grande lucidità, mantenendo un equilibrio sottile tra dimensione intima e riflessione sociale senza mai perdere coerenza o controllo.
Addio alle favole? Il futuro (incerto) del genere romantico

Alla fine, la vera domanda che The Drama lascia sospesa è tanto semplice quanto scomoda: le commedie romantiche, così come le abbiamo conosciute per anni, stanno davvero scomparendo? La sensazione è che qualcosa si sia incrinato in modo irreversibile, perché il pubblico sembra sempre meno disposto a credere a storie perfette, a dinamiche levigate, a ideali sentimentali costruiti per rassicurare più che per raccontare la realtà. In questo senso, il film di Kristoffer Borgli intercetta un cambiamento evidente e lo porta fino alle estreme conseguenze, costruendo una relazione che invece di consolidarsi si sfalda proprio nel momento in cui dovrebbe compiersi. Il finale, però, non è una rottura né una riconciliazione nel senso classico.
Ma qualcosa di molto più sottile e, proprio per questo, disturbante: Emma e Charlie arrivano a una sorta di ripartenza, un ritorno a una normalità apparente che somiglia quasi a un nuovo inizio, ma che non cancella davvero ciò che è successo. Si ritrovano, si riavvicinano, ma senza che il dubbio venga realmente sciolto, come se scegliessero di andare avanti non perché tutto sia risolto, ma perché è più facile continuare che affrontare fino in fondo quella frattura. È qui che The Drama colpisce davvero, perché suggerisce che l’amore può sopravvivere anche senza verità, o forse nonostante essa, lasciando lo spettatore in una zona grigia in cui non è chiaro se ciò che resta sia perdono, rimozione o semplice abitudine. E forse è proprio questa ambiguità a segnare il destino del genere romantico: non più storie costruite per rassicurare, ma relazioni imperfette, attraversate da crepe profonde e da scelte irrisolte, in cui il lieto fine non coincide con una soluzione, ma con un compromesso fragile, umano e continuamente negoziato.






