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Caro Diario, sono io, BoJack Horseman

Caro diario,
sono io, BoJack Horseman.

Qui alla clinica ci hanno consigliato di scrivere delle lettere. E io, non so, ho pensato che potrebbe farmi bene scrivere delle lettere a me stesso. Voglio dire, alla fine un diario cos’è se non una lettera a se stessi? E poi che senso ha: tanto quel foglio bianco non ti darà mai le risposte che cerchi! Quindi perché perdi il tuo tempo a sciorinare pensieri deprimenti, che poi ti fa male la mano e ti senti solo più vuoto di prima quando hai finito?

Ma non sono qui per fare il disfattista. Cerco di mantenermi positivo. Sento di doverci almeno provare, ho passato così tanto tempo a essere infelice. Che poi chissà, posso davvero parlare di felicità e di tristezza? Posso dire di conoscere l’una o l’altra? Mi sembra che la mia vita sia da sempre costellata di delusione. E la delusione più grande sono io. Avrei solo voluto che qualcosa o qualcuno mi autorizzasse finalmente a essere felice. Qualcosa come diventare un famoso attore comico e realizzare il mio sogno. Qualcuno come Princess Carolyn che mi facesse sentire degno di essere amato o come Diane che mi mostrasse che la mia vita, che io, fossi abbastanza interessante e soprattutto che andassi bene così come sono. Diane… la verità è che al contrario ho solo capito che in me non c’è proprio niente che vada bene e niente che provi – a me stesso o agli altri – che merito la felicità anche io.

BoJack Horseman
Bojack Horseman

Ah, basta. Non sono capace di scrivere un diario. Ci avevano consigliato di elencare cosa ci faccia sentire grati. O magari raccontare delle attività quotidiane. Beh, le mie giornate qui sono devastanti. Trascorro la notte a vomitare, mi sveglio presto e inizio la mattina con una corsa in salita che mi fa venire voglia di rigurgitare anche le budella, poi yoga, giardinaggio e arte. E le due cose che odio di più: la terapia di gruppo e le visite. Nessuno viene mai a trovarmi.

Quindi ecco la verità: ESSERE SOBRI FA SCHIFO. Hai presente quel dolore sordo che senti in fondo al petto, quella voce che ti dice che sei un inetto, un buono a nulla malato? No, certo che no: diario, sei solo uno stupido oggetto. Tutto questo malessere che mi tengo dentro e che voglio solo ignorare e dimenticare, ora che sono sobrio proprio non riesco a scordarmelo. Ma va bene così. Sono stato un pezzo di m***a e lo ammetto. Lo so che è così, non serve che anche tu continui a ripetermelo! Ma ho perso di vista le cose importanti e le persone importanti. Ho fatto un casino, e non solo con Gina. Quello che è successo in New Mexico io… credo che non riuscirò mai a perdonarmelo. E poi c’è Sara Lynn. Ho visto la sua foto oggi, sulla bacheca delle star che sono state in questa stessa clinica di riabilitazione.

Io faccio sempre queste c*****e. E ferisco le persone. Solo che quando sono ubriaco mica ci do peso. Ora lo sento tutto quel peso che mi schiaccia e a volte ho l’impressione di non riuscire a sopportarlo. E allora penso che sarebbe proprio meglio se mi lasciassi sopraffare, una volta e per tutte, che sforzarsi di continuare a sostenerlo è solo inutile e privo di senso. E poi sono sempre stato scarso in palestra, i miei muscoli sono spariti anni fa seppelliti da litri di alcol, chili di cibo spazzatura e droghe varie.

Ma sono qui, quindi il mio obiettivo è proprio di rimettermi in sesto. E comincerò assumendomi le mie responsabilità e facendo i conti con quei demoni che mi tormentano.

bojack horseman
Bojack Horseman

Ma la verità è che io non so se posso davvero cambiare.

C’è qualcosa di sbagliato in me, qualcosa di rotto che non può essere ricostruito. Ho infranto i sogni e spezzato le vite di così tante persone che si fidavano di me che non riesco a scendere a patti con i ricordi. I loro fantasmi mi perseguitano. Ma è più giusto che io continui a convivere con loro. È l’unica cosa che posso fare: non perdonarmi per ciò che ho fatto. Sarebbe sbagliato farlo. Nessuno l’ha mai fatto, nessuno mi ha perdonato. Avrei voluto che lo facessero. Ma non l’hanno fatto. Eppure, Diane ha creduto in me e mi ha indicato la via da percorrere, in riabilitazione. È la cosa di più simile al perdono che io abbia mai ricevuto. Credo che io debba impegnarmi, lo devo fare per tenere fede a quella promessa e non deludere un’altra persona che chissà come non mi ha ancora allontanato del tutto. Gli altri lo hanno fatto. Ma non posso biasimarli: se potessi scapperei anche io. Certe volte, vorrei solo svegliarmi e scoprire che non sono più io. Rinascere in qualcosa o qualcuno di diverso, ricominciare. Ci ho provato sai, ma non ha funzionato. Perché puoi correre veloce quanto vuoi, ma non puoi fuggire da te stesso.

E poi non riesco a smettere di chiedermi: chi sarei io senza i fantasmi che tormentano la mia mente? Cosa sarei senza la mia dipendenza? Senza il mio odio verso me stesso, chi diventerei? E se, anche dopo tutto questo, io continuassi a essere guasto? O peggio, se non meritassi neanche allora la felicità? Dovrei semplicemente arrendermi all’inevitabilità di una vita miserabile.

bojack horseman
Bojack Horseman

E vuoi sapere perché, stupido diario? Perché ogni volta che provi a risalire c’è qualcosa che ti trascina sul fondo di nuovo. Credimi, io ci ho provato tante volte. Ho cercato a lungo di scalare le pareti viscide del pozzo profondo e putrido in cui sono finito. Mi sono aggrappato, mi sono fatto largo con le unghie e con i denti. A volte, calpestando e spingendo giù altre persone che stavano compiendo la stessa scalata. E quando poi ho visto la luce, ho avuto paura. Mi sono guardato indietro e nell’esatto istante in cui l’ho fatto ho capito che non ne sarei uscito da quel pozzo. Perché c’è qualcosa di estremamente confortante nel dolore, nell’angoscia e in quel buio. La certezza che fa tutto schifo, soprattutto te stesso. Ma almeno lo sai. Lì fuori, alla luce, non sai cosa si nasconda e quali delusioni ti assaliranno. E se mi spingessero di nuovo giù al buio, da solo, dopo aver respirato aria pura? Sarebbe solo peggio. Per questo ho sempre preferito rimanere acquattato nel fondale melmoso.

Non credo di essere molto bravo a scrivere queste lettere a me stesso. Forse proverò a scrivere a Diane. Sempre che voglia ancora saperne qualcosa di me. Ma penso che, in fondo, noi due siamo più simili di quel che sembra. Lei non lo ammetterà mai, ma tra di noi c’è una strana connessione che mi fa pensare che per la prima volta esiste qualcuno che potrebbe davvero capire quello che sto provando. Magari mi sto solo illudendo.

Credo che per oggi vada bene così. Ho ripensato abbastanza ai miei errori, mi sono depresso ancora di più e mi sta venendo un crampo alla mano.

Forse ci risentiamo diario.

Sono BoJack a proposito. Horseman.

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Scritto da Carolina Avagliano

Ogni giorno mi rifugio in mondi sconosciuti così, episodio dopo episodio e pagina dopo pagina, i colori di quegli universi e di quelle storie inondano le mie giornate.

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